Milan, otto esami per sapere se è da scudetto

nostro inviato a Milanello

Un mese giusto, da oggi sabato 16 ottobre (pomeriggio inoltrato di Milan-Chievo) a domenica 14 novembre (notte di Inter-Milan), dentro le due sfide di Champions con il Real Madrid per un totale di otto prove da brividi. Un mese terribile, da togliere il sonno, che può decidere il destino di Milan e Allegri e lanciarli verso una stagione promettente o respingerli verso un deprimente futuro. «Bisogna arrivare in cima, lassù c’è più ossigeno, si recupera prima la fatica» è la metafora utilizzata da Allegri per lanciare la volata con la raccomandazione di preparare «una partita alla volta» che vuol dire prima il Chievo e poi il Real Madrid senza il rischio di sovrapporre campionato a Champions.
«È un errore che i miei non possono commettere» è la convinzione del giovane tecnico, giunto a fari spenti allo snodo decisivo del suo primo anno sulla panchina rossonera. A Mourinho, già sul piede di guerra («tra Malaga e Chievo, il Real ha l’impegno più difficile») secondo antico costume nerazzurro, spedisce appena una replica delle sue, col sorriso sulle labbra. «Ma di solito il pandoro è più pesante del gelato malaga» la battuta riuscita prima di ricordare all’inviato di Marca che un anno fa di questi tempi, «col Cagliari contro l’Inter, all’andata meritavamo di vincere noi, al ritorno ci passarono sopra» mentre solo da qualche giorno il Real «comincia ad assomigliare a Mou che è riuscito a giocare a Milano con 4 attaccanti, di cui tre utilizzati a centrocampo». Mirabile stoccatina.
Un mese giusto giusto, otto sfide da affrontare, una più insidiosa dell’altra, con l’organico in piena salute (solo Ambrosini indisponibile) e perciò la possibilità di cominciare il mese terribile con lo schieramento migliore, avvitato su Abbiati (recuperato a tempo di record perché si trattava di affaticamento), Pirlo e Ibrahimovic, «sta bene, è tornato riposato dalla Svezia e gioca, nessuno di noi ha mai sentito parlare di pubalgia» la risposta alle voci provenienti da Stoccolma nei giorni scorsi. Mancano i dettagli tattici per l’occasione ma la presenza di Ronaldinho è scontata e non solo per la presenza in tribuna del ct del Brasile Menezes. «Sarà uno stimolo per Dinho, ha solo 30 anni, vuole vincere qualcosa col Milan, da 3/4ista si diverte e avverte meno la fatica» l’analisi completa di Allegri che è pronto persino a modificare la posizione di Pato, affiancandolo ad Ibrahimovic quindi, non per capriccio ma per rendere ancor più aggressivo l’attacco. E infatti la spiegazione successiva è una indiretta conferma del proposito tattico. Detta Allegri: «Se Pato gioca più vicino alla porta, si esalta». Non è l’unica frase da appuntare sull’argomento. Ne segue un’altra, non richiesta, fatta apposta per smentire pettegolezzi sulle serate milanesi del Papero. «Fa una vita sana, altrimenti non terrebbe il ritmo da calcio moderno» è la difesa d’ufficio del tecnico. Devono essere arrivate anche a lui quelle voci.
Proprio Pato, in mattinata, è stato battezzato da Adriano Galliani, reduce col gambone dalle vacanze americane, «incedibilissimo», con un superlativo che pare confezionato su misura per cancellare ogni dubbio in proposito che riguarda l’oggi e soprattutto il domani. Diverso invece l’aggettivo servito a tavola per chiosare la trattativa «Kakà ritorna al Milan»: difficile. Conoscendo le abitudini del vice-Berlusconi, difficile e non impossibile per esempio, come catalogò sulle prime la missione Ibrahimovic, fa già una gran bella differenza. Non per gennaio, naturalmente, per giugno semmai. Le difficoltà sono quelle note: dette (il suo elevato ingaggio) e non dette (le garanzie sul recupero fisico). L’importante, per ora, a 4 giorni da Real-Milan di Champions, è sorvolare, «mi sembra elegante» la spiegazione di Galliani. I rapporti con Perez non si possono guastare proprio adesso. Ma forse è più urgente non rovinare la classifica pensando al Chievo.