Il Milan passa, ma perde Ronaldo

Il pari col Benfica dà la certezza degli ottavi di Champions. Nella ripresa, il brasiliano si scalda, ma accusa una fitta al polpaccio: ko senza nemmeno giocare. <strong><a href="/a.pic1?ID=223951" target="_blank">Lazio battuta in casa dall'Olympiakos:</a></strong> ottavi lontani

Lisbona - Per il Milan una buona notizia (qualificazione raggiunta a 10 punti), una così così (non c’è la garanzia del primo posto, bisogna conquistarlo martedì prossimo contro il Celtic), e una cattiva notizia legata alla salute di Ronaldo ko durante il riscaldamento a bordo campo nella ripresa. È questo il bilancio di un’altra serata di Champions dall’esito incerto, segnata da una felice partenza (gol di Pirlo e buona prova dei rossoneri) poi macchiata dal ritorno del Benfica e dall’ennesimo guaio toccato a Ronaldo in procinto di entrare nella ripresa. Bilancio discreto che rischia di aprire una falla nella nave in viaggio verso la Juve prima e poi il Giappone.

Le apparenze ingannano, nel calcio come nella vita. Prendete il Benfica di ieri sera, per esempio. Comincia in modo dimesso così da lasciare al Milan il governo del gioco e al pubblico la sensazione netta di esserne alla mercé fin dai primi minuti. E infatti al culmine di un paio di spallate come si deve (Gilardino e Seedorf gli autori), tocca a Pirlo, dopo quindici minuti, prendere la mira dal limite, come al mondiale di Germania contro il Ghana, e trovare l’angolo lontano della porta di Quim con una di quelle traiettorie galeotte che ingannano anche il più esperto dei portieri e lucidano il suo destro ispirato. Qualificazione in cassaforte, a quel punto per i berlusconiani.

E invece cominciano dal vantaggio conquistato i tormenti e i guai del Milan appena il Benfica si accorge che è possibile sfondare dalla parte di Serginho, poco attento in fase difensiva e mai decisivo quando riparte. Si lamentano tutti del suo rendimento, i suoi sodali per primi: Gattuso non gliele manda a dire, Nesta segnala alla panchina con un gesto eloquente le sofferenze sul fianco ma niente si muove dalla panchina rossonera almeno fino all’intervallo. Non succede qualcosa di significativo neanche dopo il pareggio del Benfica che è un’invenzione di Maxi Pereira, messo sempre sulla destra dell’attacco portoghese, capace di rientrare e di pescare un jolly che toglie le ragnatele alla porta di Dida. Specie se si tiene conto del ridotto rendimento di Seedorf (colpo alla caviglia nei primi minuti sul vecchio infortunio) e della serata di discutibile genio da parte di Kakà, incapace di scavarsi valichi entro cui scatenare la sua abilità motoria.

La presenza di Maldini, nella seconda frazione, come sentinella di sinistra, consente al Milan di migliorare la tenuta stagna della difesa ma non certo di godere di migliore sorte. Perché nel frattempo tutta la squadra si sgonfia, si ferma per stanchezza evidente e subisce l’iniziativa del Benfica che ha ancora tanta voglia di procacciarsi la soddisfazione di un bel successo. Sfiorato un paio di volte, con merito: prima con una stilettata di Petit deviata da Dida (Nuno Gomes chiude in gol da posizione di fuorigioco), poi con una rasoiata di Nuno Gomes. Appena Ancelotti si prepara a far entrare Ronaldo («scaldati» gli dice), succede un altro guaio al Fenomeno: nel riscaldamento accusa una fitta al polpaccio sinistro, un problema muscolare. E invece di entrare in campo al posto di Gilardino il brasiliano si avvia mestamente negli spogliatoi. Oggi lo staff medico rossonero stabilirà se Ronaldo potrà scendere in campo sabato contro la Juventus. Così invece di far entrare un attaccante, l’unico disponibile, il povero Ancelotti deve affidarsi a un altro terzino (Oddo) per rimpiazzare Seedorf, ormai indisponibile ad altro sacrificio.

Eppure, nel gran finale, quando il Benfica consuma le ultime proteine, il Milan riesce, in contropiede, a ritagliarsi la possibilità di chiudere la sfida e la qualificazione con la griffe di Kakà. E invece il brasiliano, due volte nel giro di tre minuti, tutto solo, prima col destro e poi di testa, manca il bersaglio come un Gilardino qualsiasi. S’avvicina al Pallone d’oro facendo cilecca due volte, su rigore a Cagliari e qui a Lisbona.