Milan presuntuoso E Galliani lo bacchetta

Domani in Champions contro lo Schalke 04 c’è lo stesso arbitro di Istanbul col Liverpool

(...) Meno otto punti dalla Juventus in classifica a poche ore dal crudele bivio con lo Shalke 04 (a proposito, l’arbitro designato è lo spagnolo Mejuto Gonzales, lo stesso della finale di Istanbul, chi vuole tocchi ferro, ndr) e a qualche giorno dal derby, risulta uno scenario talmente inquietante da spiegare il silenzio cupo dei molti protagonisti e le rare parole spese da Ancelotti per tenere insieme un gruppo che mostra più di una crepa, specie dagli esclusi di Verona, Inzaghi e Vieri in prima fila, e poi Simic utilizzato nella ripresa a causa dell’incidente muscolare tradito da Maldini, il capitano.
La sentenza è scritta, allora: non si tratta di una banale questione fisica (tutti i parametri sono positivi), né di una complicata questione tattica. Si tratta di altro, ha a che fare con il temperamento di questo Milan, che gioca sempre con lo specchio tra le mani, accusato di essere presuntuoso fino all’eccesso, invece che umile e concreto, magari anche cinico come succede alla Juventus, a Firenze come all’Olimpico (contro la Roma) oppure a Udine.
«Se il Milan è l’unico club in circolazione che può esibire le 7 finali in 17 anni, lo deve al suo dna, alla sua mentalità, alla ricerca del successo attraverso il gioco, secondo la formula berlusconiana vincere e convincere», insiste Adriano Galliani. E da questa linea del Piave non si torna indietro, par di capire. Né con modifiche dell’impianto tattico (la famosa difesa a tre provata in pre-campionato e poi rimessa nel frigo) e nemmeno con un improbabile ricorso al mercato di riparazione di gennaio.
A questo punto, al banco degli accusati sale il gruppo milanista nel suo complesso più che l’allenatore Ancelotti, a cui si può e si deve mettere nel conto una gestione al risparmio delle risorse, cioè il turn-over applicato nella prima parte della stagione e poi abbandonato sottoponendo lo schieramento titolare al trittico feroce di Firenze, Istanbul e Lecce. Inzaghi meritò col Lecce una conferma col Chievo: è rimasto a guardare ed è entrato nell’ultimo tratto di sfida, con Gilardino spento e fuori fase. Idem per Simic, ammirato a Istanbul. A parziale favore dell’allenatore, resistono alcune buone ragioni: a Verona non ha potuto utilizzare Seedorf per motivi famigliari (per lutto è tornato dall’Olanda solo venerdì pomeriggio), la resa di Kakà nell’ultimo segmento di stagione sembra compromessa dalla sua attenzione al matrimonio imminente (prima di Natale) invece che alle performances.
Domani sera contro lo Shalke 04, nella notte decisiva per riacciuffare almeno la coppa Campioni - lo scudetto sembra ormai andato - Ancelotti è pronto a riconsegnare le chiavi del gioco al gruppo dei titolari, Cafu può tornare con Serginho, al pari di Seedorf e del giovin brasiliano. Da decidere solo l’assortimento della coppia d’attacco: uno è sicuro, Sheva, l’altro posto è in ballottaggio, tra Inzaghi e Gilardino. Il primo, quando è partito dall’inizio, ha sempre coinciso col Milan vincente. Forse un caso, forse no. «Sono arciconvinto che la tensione e l’attenzione di martedì sera saranno moltiplicate rispetto a sabato sera», è la convinzione di Adriano Galliani, messa in discussione da un precedente da far perdere il sonno.
Nove anni fa, nel novembre del ’96, con Arrigo Sacchi uscito al volo dalla Nazionale per tornare a Milanello e sostituire Tabarez licenziato, un Milan logoro e invecchiato andò incontro al Rosenborg con la necessità di lucrare un pareggio per salvare la pelle in coppa Campioni. E invece norvegesi promossi, Milan all’inferno. E Sacchi capì di aver tentato l’impossibile rianimazione di una squadra alla frutta. Ancelotti non può sbagliare la prossima mossa.