Milan pronto a ripartire. Gattuso non scende più

Colloquio chiarificatore con Galliani e Ancelotti. Poi l'annuncio ufficiale: "Amici come prima, resto rossonero altri tre anni". E oggi arriva la firma tra Amauri e la Juventus. Attesa per i convocati di Donadoni

Rino Gattuso non lascia il Milan: il Bayern si rivolga altrove e Luca Toni, il suo sponsor, si arrenda alla solitudine in Baviera. Gattuso resta con il Milan, senza cedimenti nè rimorsi particolari, per la felicità del pubblico milanista e del tecnico Carlo Ancelotti. Si può considerare il secondo acquisto della stagione dopo l’arrivo di Flamini dall’Arsenal. La sua partenza avrebbe aperto una ferita tecnica nello schieramento ma anche un varco dal quale, in futuro, si sarebbero potuti allontanare gente del calibro di Kakà, Pato. Invece al Milan, 24 ore dopo aver perso la Champions e guadagnata l’Uefa, regge il nuovo precetto seguito alla partenza di Shevchenko. «Le stelle non partono più, volenti o nolenti» fu la dichiarazione di principio firmata da Adriano Galliani. E così sia. Alla fine di un braccio di ferro durato appena qualche ora, si arrende anche Rino Gattuso convinto dagli argomenti di Galliani e dal colloquio affettuoso con Carlo Ancelotti, l’allenatore, al cospetto del papà Franco, salito appositamente dalla Calabria, e del suo procuratore D’Amico. L’annuncio, giunto al culmine di un paio di colloqui con Adriano Galliani, arriva dall’interessato in una conferenza-stampa improvvisata nella sede del club rossonero in via Turati. «Siamo amici come prima, resto qui ancora tre anni, finirò la carriera in rossonero» la prima frase del centrocampista calabrese, rimasto in rigoroso silenzio nelle ultime due settimane per non complicare lo scenario.

Non era una questione di soldi e la conferma arriva dalle parole di Gattuso oltre che dai particolari dell’incontro. «Avrei potuto ottenere un prolungamento del contratto, non era questo il mio obiettivo» la confessione pubblica di Gattuso. Confermata dallo stesso vice-presidente Adriano Galliani. «Abbiamo fatto leva sui sentimenti» la frase del vice-Berlusconi che scolpisce lo scenario dell’accordo intervenuto, col contributo di Ancelotti capace di toccare le corde giuste e di riaffermare, in modo solenne, la fiducia sulle capacità del calciatore negli ultimi tempi sottoposto più volte a qualche cambio in corsa. «Mai parlato di questioni tattiche» assicura l’allenatore capace di convincere Gattuso con un ragionamento semplice semplice: «guarda che con Flamini avrai tempo e possibilità di tirare il fiato». Anche sul famoso tema della fascia da capitano, Gattuso sgombra il terreno da ogni equivoco. «Da noi, nel Milan, si usa così: finchè c’è Maldini, è lui il capitano. Poi tocca ad Ambrosini, quindi a me. La società non entra nel merito, risolviamo la questione tra di noi» è la sua frase che fa pensare a una correzione di rotta rispetto al passato e in particolare alla promessa fatta, a voce, a Kakà all’atto di firmare il rinnovo del contratto.

Nessun contatto diretto tra Gattuso e il presidente Berlusconi. «Da nove anni tratto col Galliani, avrei mancato di rispetto al mio dirigente rivolgendomi direttamente al presidente» la risposta di Gattuso per azzerare un pettegolezzo. Il mandato affidato dal presidente Berlusconi, domenica sera, al suo vice, fu lineare: «Convincere Gattuso facendolo sentire in una famiglia, coccolandolo». Così è stato. E Gattuso, finita la breve conferenza-stampa, è andato incontro all’abbraccio dei tifosi rimasti per tutta la giornata sotto la sede di via Turati in attesa di novità. Con Gattuso a bordo, quelli del Milan spingono per Drogba, definito ieri da Seedorf «l’elemento che manca a noi». Ronaldinho invece si allontana sempre più nonostante la scelta del presidente La Porta che giudica conclusa la sua avventura al Barça.