Milan, le prossime 4 sfide diranno se è davvero crisi

Dopo la sconfitta col Palermo, vertice notturno dello staff tecnico col presidente Berlusconi. Problemi di organico per le gare con Chievo, Inter, Anderlecht e Roma

C’è un Berlusconi che vide lungo, in estate. «Prepariamoci a un campionato di transizione» il pronostico di Piersilvio, numero uno di Rti. C’è un altro Berlusconi, Silvio, il presidente, «l’unico insostituibile nel Milan» come lo definisce Adriano Galliani, che adesso ascolta e prende nota di tormenti e problemi, e delle esigenze tecniche che s’incrociano col piano industriale della società, chiuso al ribasso in agosto, senza grandi investimenti. Incassata la sconfitta, il presidente è il primo a fare i complimenti al Palermo ed è anche il primo a chiudersi nella stanza dei lamenti, con Galliani, Ramaccioni, Braida e Ancelotti, per avere una relazione sul momento no. Viene da lontano e non sembra risolvibile girato l’angolo. Perciò è lecito parlare di crisi. Non mancano i guai e neanche le complicazioni. La più evidente, partendo dal mercato al risparmio, passa attraverso la rosa decimata da una serie di incidenti: Serginho (ernia al disco), Gourcuff (non si forma il callo osseo alla frattura della costola), Ambrosini (ne ha sempre una, influenza o rotture muscolari). Poi ci sono gli scadimenti di condizione: Seedorf sta diventando un caso. Di lui si ammirano le foto pubblicitarie più delle giocate. I fischi di domenica a San Siro al cambio, sono la spia di una insoddisfazione palese. Ancelotti ha le mani legate: non ha ricambi, in questo momento nel reparto, a eccezione di Brocchi che non è una cima.
Sulla sconfitta col Palermo pesano gli errori dei singoli, di Nesta, fresco papà e di Dida, portiere a scadenza di mercato che non si decide a comunicare le sue decisioni per il futuro: se resta e firma bene, altrimenti, da gennaio partono le ricerche della società e c’è chi pensa all’infortunato portierone del Chelsea, Cech, ko per un anno. Solo Kakà, per venti minuti, venti minuti da Pallone d’oro, si è ribellato al destino scritto sulle zolle trapiantate: troppo poco forse per avere miglior sorte nel risultato e nel rendimento degli attaccanti. Per vedere un cross decente da sinistra, c’è stato bisogno del vecchio bucaniere Paolo Maldini, disponibile anche su questa pista. L’assenza di Serginho è un vero handicap e forse presto Braida dovrà identificare una possibile alternativa da acquistare di corsa. Infine il digiuno di Gilardino ha cominciato a contagiare anche Inzaghi e tra i due, partiti come una specie di tandem di amici autentici, nelle difficoltà, sta venendo a galla qualche incomprensione, colpa di qualche passaggio mancato e di qualche pallone, in area, rubato all’altro.
«Fatico a commentare le vittorie, figuriamoci le sconfitte» la frase licenziata nella notte da Silvio Berlusconi, all’uscita del ristorante di via Pisani, insieme con Galliani e Braida. «Dobbiamo preoccuparci il giusto» è la risposta di Ancelotti alle prese con problemi di difficile risoluzione. Nei prossimi giorni il suo Milan può solo stringere i denti contro Chievo, Inter, Anderlecht e Roma. Rischia di uscire dal giro scudetto per sempre. E giocare tre-quattro sfide decisive con gli stessi uomini. Non ha ricambi in alcuni reparti e là dove ci sono non offrono grandi garanzie. Tempi durissimi per gli ex invincibili.