Il Milan punta su Pato. "E pensare che già lo chiamavano brocco..."

Il brasiliano è tornato dall'esperienza olimpica col morale a terra. Ancelotti gli disse: "Noi abbiamo fiducia in te". Risultato: tre gol in tre partite

Milano - La brutale sincerità di Adriano Galliani («a Reggio Calabria il Milan ha giocato peggio che col Bologna ma poichè ha vinto va tutto bene...»), la chiosa didascalica di Seedorf («nessun dualismo tra me e Ronaldinho») e il divertente siparietto tra il vice Berlusconi e il presidente della Juventus Cobolli Gigli («mi toccherà tifare Milan») ieri mattina ai margini dell’assemblea di Lega hanno cancellato l’ansia da prestazione sul prossimo derby di Milano restituito al più classico disincanto.

Eppure l’infortunio patito da Borriello sull’ultimo scatto (non ancora identificato il danno subito, previsioni ottimistiche sul recupero) non è un danno di poco conto nei confronti del Milan con troppi titolari fuori gioco (Nesta, Senderos, Inzaghi, Pirlo), patito da Ancelotti con apparente serenità. Il merito non è solo del precedente con Mourinho rievocato dai cronisti in volo col Milan mercoledì notte («sto 1 a 0 per me» la battuta di Ancelotti riferita alla supercoppa d’Europa del 2003 contro il Porto decisa da una capocciata di Shevchenko) ma della gioventù recuperata di Alexandre Pato, detto il papero e pronosticato, in tempi non sospetti, prossimo Pallone d’oro con evidente eccesso di ottimismo.

Dietro l’uno (col Zurigo, punizione)-due (colpo di testa contro la Lazio)-tre (stoccata di destro a Reggio Calabria) del giovin campione, c’è infatti il tesoro ritrovato da parte del Milan. «Due mesi l’avevano fatto scadere a livello di brocco» commenta acido Adriano Galliani riferendosi a quel modo, un po’ cialtrone, di giudicare i calciatori, non in assoluto il loro valore tenendo conto degli alti e bassi di una stagione, ma passando da un eccesso all’altro, oggi Pallone d’oro, domani bidone. «Per Pato non c’è mai stato un deficit di natura fisica, è tornato devastato dall’esperienza delle olimpiadi» il giudizio di Daniele Tognaccini, capo dei preparatori di Milan Lab. Ed è da questo scenario che bisogna muoversi per rendere conto del rilancio di Pato avvenuto con la partecipazione decisiva di Ancelotti, Galliani, Leonardo e Kakà. Il tecnico gli ha parlato in un pomeriggio di sole estivo a Milanello, in disparte e senza mai alzare la voce, come gli succede spesso inarcando le sopracciglia, tic dei momenti di tensione. Gli disse: noi del Milan non abbiamo mai smesso di avere fiducia in te, ma smettila di pensare alle parole di Dunga e allenati con determinazione. «Era tornato con l’autostima azzerata in un ragazzo di 19 anni, bisognava capirlo e intervenire di conseguenza» l’opinione di Leonardo che ha coinvolto anche Emerson nell’azione di recupero, psicologico e anche tecnico. Ultimata da Kakà, il riferimento virtuoso per i brasiliani che vogliono capire al volo come ci si prepara al calcio in Italia. «Adesso sembra tornato quello di gennaio e febbraio, fa gol senza neanche tradire molta fatica, quasi in scioltezza» osserva Ancelotti dalla panchina mentre comincia a studiare le tre opzioni pronte per il derby.

La prima, molto virtuale, considera la candidatura di Ronaldinho che viene dato in grave ritardo (al ritorno dalla doppia prova con il Brasile ha fatto passi indietro invece che migliorare nella tenuta), la seconda, molto reale, comporta il ricorso a Shevchenko, un veterano del derby con quei 14 gol che fanno scintillare gli occhi di Ancelotti e Galliani, la terza, molto tattica e poco gradita al presidente, segnala il ritorno all’albero di Natale con Kakà e Seedorf dietro Pato. Ecco, appunto.