Il Milan scopre che niente è impossibile

I campioni in crisi dal 18 marzo: fatali gli otto pareggi. E dire che, perdendo a Lecce, Ancelotti e i suoi parevano spacciati

Filippo Grassia

Se il Milan riuscisse a strappare altri 3 punti alla Juve, appaiarla e vincere lo scudetto grazie ai risultati degli incontri diretti, firmerebbe una impresa unica. Non è mai successo che una squadra abbia vinto il titolo dopo aver accusato 14 punti di distacco. Alla 23ª giornata la situazione appariva cristallizzata: bianconeri a quota 62, rossoneri staccati di 14 lunghezze, il valore di quasi 5 partite. Alla vigilia del terz’ultimo turno il gap s’è assottigliato a 3. In questo arco di tempo la Juve ha ottenuto 4 vittorie e 8 pareggi mentre il Milan ha messo insieme 10 successi, un pari e un ko, quella incredibile di Lecce. La volata è apertissima tenendo conto che gli uomini di Capello, rimasti senza benzina, non vincono dal 18 marzo: 3-1 al Livorno. Delle due l’una: o cambiano tendenza o subiscono il sorpasso.
Ma non è la prima volta che il campionato è terreno di rimonte incredibili. Nelle ultime edizioni, i risultati primaverili sono stati determinanti in almeno tre occasioni: a farne le spese Lazio, Juve e Inter. Partiamo dalla stagione ’98-99. Nella 27ª giornata la Lazio di Eriksson non assesta il colpo del ko al Milan che resta a 7 punti dalla vetta dopo lo 0-0 dell’Olimpico. La rincorsa diviene un fatto serio nelle due settimane successive quando la Lazio perde di brutto sia il derby che la sfida casalinga con la Juventus: a questo punto una sola lunghezza divide le due squadre. La svolta al penultimo turno con il Milan, per la prima volta in mano a Zaccheroni, che batte l’Empoli e scavalca i biancocelesti fermati sul pareggio dalla Fiorentina. Il sigillo a Perugia dove Galliani diviene un’icona del tifo rossonero.
Il canovaccio della stagione successiva somiglia così tanto a quello del campionato in corso che i tifosi della Juve hanno ogni diritto di fare gli scongiuri. A 8 giornate dalla conclusione i bianconeri, allora allenati da Ancelotti, vantano nove-punti-nove di vantaggio sulla Lazio di mastro Eriksson. Affare fatto? Neppure per sogno. La Juve si complica la vita perdendo prima al Meazza con il Milan e poi al Delle Alpi proprio con la Lazio. Alla 28ª i bianconeri mantengono solo 3 punti sui rivali. Alla 30ª il distacco torna a 5 lunghezze grazie al successo esterno dei bianconeri sull’Inter e al solito pareggio inflitto dalla Fiorentina ai biancocelesti. Ma neanche stavolta la Signora del calcio riesce a mettere in cassaforte lo scudetto perché in successione perde clamorosamente a Verona, si salva in casa con il Parma (ricordate il gol regolare annullato da De Santis a Cannavaro che a quei tempi non era bianconero?) e infine s’impantana nell’alluvione di Perugia con partita sospesa per 70 minuti. Per la Lazio è scudetto con un punto di vantaggio. Incredibile.
Il discorso si capovolge nel campionato 2001-02 quando l’Inter di Cuper riesce a fare harakiri gettando al vento la dote accumulata su Roma e Juve a 6 turni dalla conclusione. Quella domenica i giochi sembrano fatti perché i nerazzurri superano (3-1) i giallorossi con i quali condividevano la testa della classifica e i bianconeri, sconfitti a Parma, finiscono a 4 lunghezze. Alla ventinovesima la Juve, costretta al pari dalla Lazio, perde ulteriore terreno: meno 6, fuori dai giochi per tutti gli addetti ai lavori. Ma non è così. Perché l’Inter, sfiatata e fuori di testa, si fa battere in casa dall’Atalanta e con il Chievo, a Verona, perde la vittoria all’ultimo minuto. Alla 33ª la classifica recita: Inter 69, Juventus 68, Roma 67. Alla squadra di Moratti basta fare risultato contro i presunti amici della Lazio per vincere lo scudetto dopo 13 anni. Ma Eupalla, la musa del calcio, non è d’accordo. La Beneamata si fa inciuciare dai biancocelesti, guidati da Zaccheroni, mentre la Juve vince facile a Udine e la Roma s’impone a Torino. Conclusione: lo scudetto va a Madama, nuovamente guidata da Lippi, e la Roma sorpassa l’Inter, verdetto di domenica 5 maggio 2002. Per il popolo nerazzurro una data indelebile.
Negli Anni 60 l’Inter portò a termine una rimonta memorabile ai danni del Milan che, al 19° turno, precedeva di 7 punti i cugini. E allora la vittoria valeva 2 punti. Fondamentale il successo colto dai nerazzurri di Helenio Herrera nel derby di ritorno per 5-2. Disastroso il rientro dal Brasile di Altafini, che alterò gli equilibri dello spogliatoio e in 12 gare segnò appena 3 gol. Nel 1970-71 l’Inter concesse il bis dopo aver accusato in avvio di stagione 7 punti di distacco dal Napoli capolista e 6 dal Milan col quale duellò fino in fondo. Allora fu decisivo l’intervento della vecchia guardia che convinse il presidente Fraizzoli a cacciare Heriberto Herrera alla quinta giornata e sostituirlo con Invernizzi.