Il Milan scopre il turnover e torna diabolico

Franco Ordine

da Milano

Forse è la notizia del giorno: il Milan torna a vincere una partita ufficiale dopo una vita. Ultimo precedente, 30 aprile, a Firenze nella corsa a inseguimento con la Juve: quattro mesi e spiccioli fa. Troppo per una squadra di questo valore e delle sue ambizioni. Vince comodo, alla fine, dopo qualche spavento sprecando troppo. Uno, due, forse anche tre gol che possono mettere a tacere il Siena prima del fischio finale. Non segna ancora Gilardino ed è magari la curiosità da offrire al dibattito domenicale. La panchina funziona ed è quasi una rivoluzione rispetto alle abitudini conservatrici del tecnico. È un bel segno di lucidità ritrovata, dopo il naufragio di Ascoli.
Non piove ed è la prima lieta novella per i milanisti diventati sensibili alle vicende meteo. Il prato di San Siro è un biliardo perfetto e si tratta di un’altra novità da segnalare. Con Maldini in campo, pronto a timbrare il cartellino numero 570 in serie A, c’è uno schieramento molto diverso dalle attese dei cronisti ed è la golosa novità della sera proposta da Ancelotti: sembra quasi una rivoluzione per i suoi precedenti. In panchina finiscono anche Cafu e Kakà perché riconosciuti «suonati» dai viaggi, oltre a Gattuso consumato da Lippi e Kaladze escluso per motivi tecnici (ad Ascoli fu una specie di disastro): è il segno che il tecnico spedisce al gruppo e alla panchina. Quest’anno si cambia: non ci sono più intoccabili, col posto garantito per diritto divino. Se poi si fa cenno alla contestazione dei curvaioli (tra di loro Filippo Inzaghi al ritorno dal recupero eseguito ad Anversa) contro Pisanu e il suo decreto tosto, il quadro è completo e consente di prender nota subito di qualche sorpresa calcistica. Per esempio Stam terzino a destra che fa il Cafu.
Con uno schieramento così sbilanciato il Milan impiega relativamente poco tempo per aver ragione della difesa del Siena: la discesa di Sheva corretta in gol da Ambrosini è il primo segnale di vitalità, la stoccata terribile del Pallone d’oro, alla mezz’ora, dal limite, su una palla vagante, è l’ulteriore dimostrazione del talento del bomber di Kiev. Pensate: è il giovane Mirante, un portiere con la faccia da bambino, a rendere meno pesante il risultato opponendosi alla grande a un paio di rasoiate di Sheva e Gila. Alle spalle dell’attacco milanista, si colgono però i soliti, inquietanti scricchiolii. Sui calci piazzati, Ancelotti ricambia metodo: si marca a uomo invece che a zona, secondo volontà di Costacurta ma il prodotto non cambia. Siamo alle solite. Su un angolo Bodgani si ritrova a colpire da solo a due passi da Dida, graziandolo. Su un altro angolo Tudor, marcato da Ambrosiani, si regala invece il colpo di testa vincente. E il risultato torna in bilico. Quando si lascia prendere alla gola, dal Siena, il Milan offre il peggio di se stesso. E infatti oltre alla prodezza di Dida su Marazzina, bisogna registrare una serie di balbettii che mal si conciliano col blasone rossonero. Sbaglia Serginho, sbava Gilardino a porta vuota (Colonnese respinge contro il palo) ma quando arriva il tempo della panchina è Kakà, tenuto in freezer come uno champagne di marca, a stappare il 3 a 1.