Milan in Scozia per "lucidare" il calcio italiano

Stasera a Glasgow contro il Celtic i rossoneri scendono in campo per
gli ottavi di finale della Champions League, anticipando di 24 ore
Inter e Roma

Glasgow - Che godimento, torna la musichetta. La musichetta che annuncia i nostri giochi senza frontiere, la Champions League restituita alla sua fase più spettacolare e attraente. Si riparte da stasera e si tira dritti fino ad Atene, metà maggio e dintorni, con la tecnica del «dentro o fuori», che è poi uno strepitoso supplizio per gli amanti del calcio. Torna la musichetta che annuncia la Champions mentre in giro per la vecchia Europa risuonano i giudizi viperini di don Fabio Capello il quale non se la passa benissimo a Madrid col Real e prova a respingere le critiche feroci attribuendo ai due gol di Ronaldo col Milan scarso valore e al campionato italiano una poltrona da terza fila, dietro Inghilterra e Spagna, appunto. «Vediamo alla fine della Champions se ha ragione o torto» la risposta filosofica di Carlo Ancelotti che non ama i duelli rusticani, ma non vede l’ora di poter restituire all’odiato maestro (venne messo ai margini perché ritenuto allievo preferito di Sacchi) pan per focaccia. «Semmai questa è l’occasione per restituire al calcio italiano una migliore immagine compromessa dopo i mondiali dai tristi eventi di Catania», incalza Carletto che non è tenero con il governo e con chi pensa di risolvere i problemi d’ordine pubblico vietando le notturne a tempo indeterminato.
«In giro per l’Europa vedo stadi pieni, molte feste e tanto entusiasmo», sottolinea e il pensiero torna all’ultima diretta tv, la sfida Valencia-Barcellona di domenica sera, attrazione di un calcio che è avanzato, avanzatissimo, rispetto al nostro non tanto sul piano della tecnica o delle difficoltà tattiche come ciancia il señor Capello, semmai nel comportamento complessivo di protagonisti e tifosi. «Siamo molto indietro e possiamo rimediare recuperando la cultura originaria dello sport», confessa sempre Ancelotti, cui volare da Milano a Glasogw fa l’effetto di affrontare un viaggio purificatore in Terra Santa. «Ammirate la gente di Scozia», insiste eccitato dalla parentela scozzese (per parte di moglie) e dal clima che si prepara questa sera al Celtic Park: sessantamila che cantano e saltano nel gelo della notte scozzese, fischi solo per Gattuso, ex Rangers.
In Champions, il Milan apre la strada a Inter e Roma, che domani sera affrontano due rivali di grande spessore tecnico, il Valencia a San Siro, il Lione all’Olimpico: è una sfida spietata, un esame da togliere il sonno anche ai più stagionati. Tutte insieme, le tre sorelle d’Italia, oltre a difendere il proprio destino continentale, giocano e lottano per un comune obiettivo: rilucidare il blasone del calcio uscito malconcio dopo il trionfo di Berlino per via di Calciopoli prima e della guerriglia di Catania poi.
«Sapete che non polemizzo con Capello, sono troppi i ricordi positivi che mi uniscono a lui», avverte Adriano Galliani, soddisfatto per suo conto dal primo esito dell’operazione Ronaldo e perciò poco incline a uno sterile botta e risposta. Semmai risulta più sensibile al derby a distanza che si gioca tutte le settimane sul fronte domestico: a una battuta interista corrisponde una stoccata rossonera. «Il Milan ha già provato l’ebbrezza dello slam scudetto-coppa Campioni nel ’94, ad altri è capitato quaranta anni fa», segnala ironico il vice-Berlusconi prima di volare verso la Scozia. Di quel Milan citato da Galliani, capace di mettere sotto il Barcellona ad Atene 13 anni fa, tosto e dotato di attribuiti, c’è bisogno stasera al Celtic Park per uscire vivi dagli ottavi. Non tanto per zittire don Fabio, ma per dimostrare alla concorrenza che il calcio italiano non è poi così malmesso. Nonostante tutto. Nonostante i tornelli, i daspo e altre amenità del genere.