Milan, lo scudetto resta a quattro passi E Allegri fa i conti

nostro inviato a Milanello

I conti si possono fare solo alle 8 di sera, prima di andare a cena, a Milanello. Con Galliani che ha inforcato gli occhialini e sul risotto fumante ha squadernato il tabellone del campionato. I conti prima, durante e dopo Cesena-Inter, sono rimasti semplici semplici: lo scudetto non è più vicino, serviranno 4 punti. Come prima di cominciare questo sabato tricolore. «E poichè non possiamo guadagnarne quattro in un colpo solo, proviamo con i tre» il crudo realismo di Allegri. Cancellato il match-ball scudetto nel recupero di Cesena. E forse anche per questo motivo, per frantumare la tensione, appena Nagatomo e Jimenez hanno cominciato a scaldare il pomeriggio romagnolo, il Milan si è messo in tuta sul prato più protetto di Carnago. «Ho fissato l’allenamento alle 17 solo per rendere meno lungo il ritiro» la spiegazione del livornese. L’appuntamento è, Bologna permettendo, a Roma tra una settimana giusto giusto. Festa rinviata alla settimana dopo contro il Cagliari. Le bandiere possono tornare nel cassetto, resta l’esaurito di San Siro.
I conti di Allegri hanno un evidente deficit che ha preso a spaventarlo da quando ha intrapreso la carriera in panchina: non è mai riuscito a vincere più di quattro partite di fila. É accaduto col Sassuolo, è accaduto col Cagliari l’anno scorso (fu sconfitto da Leonardo a San Siro 4 a 3), è accaduto puntualmente tre volte nella stagione tricolore di quest’anno. «Contro Juve e Samp all’andata, contro il Bari al ritorno»: ha portato il conto Allegri, pignolo come un amministratore di condominio. Se non fosse finita in una famosa intercettazione tra Facchetti e Bergamo, materia di calciopoli atto secondo, il famoso “4-4-4“ potrebbe diventare il tormentone moderno di Allegri e del suo Milan. Che gioca a specchio con l’altro 4 del Bologna, da quattro sfide sconfitto, «meritando il contrario» come ha ricordato l’orgoglioso Malesani dalla sua trincea.
I conti si possono fare per capire come e dove l’ultimo Milan ha compiuto fin qui vistosi progressi fino a meritare i consensi e le lodi oltre che il primato tricolore. «Abate è stata la sorpresa, è cresciuto molto» il primo riconoscimento destinato a uno dei più umili rappresentanti dei berlusconiani che non hanno schierato solo grandi stelle, grandi vecchi e strepitosi giocolieri. Seguito dalla seconda citazione, non a caso un altro pirata della ciurma, il portiere Abbiati, «decisive alcune sue parate» il giudizio che deve tenere conto di un altro calcolo. Pensate: dei 23 gol subiti dalla difesa rossonera, la meno battuta, Abbiati può e deve risponderne per 19 soltanto, poichè non partecipò al famoso 4 a 4 contro l’Udinese (c’era Amelia in porta).
I conti si possono e si devono fare anche con le scelte, a volte coraggiose (Ronaldinho), a volte rischiose (Pirlo) che non hanno provocato le temute fibrillazioni. A eccezione di Clarence Seedorf che ha ripetuto come un mantra la frase durante le ultime settimane: «Non mi era mai successo di fare tanta panchina in carriera». Allegri qui ha infilato tutti in contropiede: «Ho chiesto perdono a tutti, non solo a Seedorf, a tutti coloro che ho costretto ad andare in panchina o addirittura in tribuna». Solo sulle virtù del “panterone“, battezzato futuro allenatore del Milan da Silvio Berlusconi, Allegri ha rallentato: «Bisogna vedere se lo vorrà fare e se avrà le qualità per farlo». Come per dire: non è matematico che un vero campione possa diventare un ottimo allenatore. L’elenco dei flop è immenso: da Meazza, Platini, Maradona, Van Basten, Vialli fino a Gullit.
I conti milanisti della Champions sono rimasti in rosso profondo e sono i conti che hanno inferto martellate alle certezze di Allegri. «Col Tottenham abbiamo pagato lo scotto di molte assenze, troppe probabilmente» la sua segnalazione. Valorizzata da una certezza che è apparsa un eccesso di ottimismo: «Non siamo così lontani dal Barcellona». Forse nell’immediato futuro, con l’arrivo di Mexes e Taiwo ormai sicuri, probabilissimo quello di Ganso, non certo adesso. Sono in ordine invece i conti del mercato. «Berlusconi e Galliani hanno fornito ampia dimostrazione di voler riportare il Milan ai suoi consueti livelli europei»: Allegri non ha dimenticato l’aiuto ricevuto tra agosto e gennaio. E adesso che lo scudetto è distante 4 punti, non ha voglia di fermarsi qui. «Se lo considerassi un punto d’arrivo, sarebbe molto riduttivo» il finale.