Il Milan sfugge su rigore alla trappola Bayern

Nemmeno un tiro in porta nei primi 45 minuti. Molto fiscale la concessione del penalty. Il portiere esce nella ripresa per una distorsione alla caviglia

(...) frazione, si colgono i primi verdetti della sfida e che riguardano le scelte di Ancelotti. Pirlo spedito nella mischia dopo l’influenza dei giorni scorsi è un azzardo autentico. Si vede che è lento, in particolare non ha il passo e neanche lo spessore fisico per opporre qualche resistenza efficace a Ballack che va a cercarlo e a puntarlo. In un inseguimento tra i due, testa a testa, anzi il milanista corre il rischio di guadagnarsi il primo giallo: l’arbitro lo guarda in faccia, pulcino spennato, e lo grazia. Il secondo errore di Ancelotti è nella scelta di una opposizione statica alle movenze del centrocampo tedesco: Magath, che è una vecchia volpe, muove le pedine Salihamidzic e Zè Roberto, in modo tale da procurare gli spazi agli inserimenti di Ballack. Con Pirlo asfaltato, Seedorf che non entra sulla scena, solo Gattuso si oppone con la solita baldanza che nel finale diventa addirittura eccessiva, quando si ribella ad Ancelotti per la sostituzione: è difficile così conquistare palla e tenere il Bayern a distanza di sicurezza.
Poi, giusto a metà primo tempo, al primo tiro in porta della sfida il capitano della Germania coglie la buca lontana. Gilardino effettua una deviazione corta, di testa, da angolo, Pirlo non controlla il rivale da vicino, Nesta invece di andare incontro a Ballack, indietreggia, aprendogli lo spiraglio: la conclusione è una sola. Ballack fa gol da venti-ventidue metri con un destro liftato a uscire che annulla tutto lo sforzo compiuto da Dida, assolto per non aver commesso il fatto. È vero, il prato indecente dell’Allianz Arena compromette le geometrie milaniste, Shevchenko e Kakà faticano a trovare distanze e posizioni utili ma è anche accertato che tutto il Milan risulta irriconoscibile. E neanche Serginho, coi suoi soliti cross, sembra in grado di offrire l’assistenza necessaria. Questa volta il risultato in campo milanista è il seguente: neanche un tiro (primi 45 minuti) nello specchio della porta di Rensing, portiere under 21 entrato dopo il fallito test di Kahn durante il riscaldamento.
La storia della sfida imbocca un’altra strada nella ripresa. Si capisce al volo che c’è un altro Milan, in campo, anzi no, su quel tratturo di campagna ricoperto da ciuffi d’erba. E da Serginho, il Milan riparte puntualmente per sfondare dalla parte di Sagnol. In una percussione del brasiliano, il Bayern si ritrova in evidente difficoltà e Ismael commette l’errore di buttarsi a corpo morto. Scivola per terra, la palla gli rimbalza sul ginocchio e poi lui la chiude col braccio, sotto gli occhi dell’arbitro che è un notaio di quelli di una volta. Il regolamento dice rigore e lui applica alla lettera. Dal dischetto Shevchenko non ha neanche una esitazione. A questo punto il Milan offre il meglio della propria esibizione. E non solo perché, in contropiede, appena i tedeschi si sbilanciano, si procura un paio di ghiotte occasioni per montare addirittura in vantaggio nel risultato. Nella prima, dopo liscio di Sheva, Gilardino prova a trovare l’angolo alto, nella seconda (su lancio di Seedorf) è sciagurato il peccato commesso da Shevchenko che sbatte contro il giovin portiere tedesco in uscita senza avvedersi della presenza di Kakà, smarcato, dinanzi alla porta. Il brasiliano ci resta male ed ha più di qualche motivo per lamentarsene.
Invece di esaltarsi e di rimettere il capo fuori dalla propria metà campo, il Bayern si smarrisce. E non solo perché, per infortunio, perde il suo uomo più importante, Salihamidzic. Sparisce dalla scena anche Ballack e con lui la squadra perde mordente oltre che soluzioni d’attacco. Pizarro e Makaay finiscono nella rete dei milanisti senza nemmeno battersi più di tanto. A metà ripresa c’è anche uno sgambetto del destino. Su una palla alta da calcio d’angolo, Dida mette la caviglia in una buca e si procura un infortunio (ricoverato in ospedale per accertamenti radiografici: esclusa la frattura, solo una distorsione) che costringe Kalac a giocare gli ultimi 20 minuti. Hanno tutti la tachicardia ma gli assalti del Bayern risultano poco efficaci. L’australiano non deve fare neanche una parata importante, una bella uscita insomma, qualcosa per cui passare alla cronaca della notte. L’1 a 1 resta scolpito fino alla fine.