Il Milan si gioca la finale coi giapponesi Ronaldo in tribuna e a giugno se ne va

Alle 11.30 rossoneri in campo con gli Urawa
Reds: <strong><font color="#ff6600">segui la diretta</font></strong>. Il brasiliano escluso dalla lista dei 23 . L’ammissione: &quot;Non me la
sento di giocare neanche 15 minuti&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=227218">Boca Juniors già in finale</a></strong>

Yokohama - Tocca al Milan guadagnarsi la finale e la rivincita col Boca Juniors, passato ieri sera a Tokio senza incantare. Si gioca qui a Yokohama (in Italia saranno le 11.30 di questa mattina), lo stadio della finale mondiale 2002 senza Ronaldo che allora rifilò due rasoiate sotto il fianco di Khan, portiere della Germania. È il caso che arroventa la tranquilla vigilia del Milan e a un certo punto sembra persino più ingombrante dello stesso avvenimento. La notizia del «taglio», accarezzato da qualche giorno, di tenerlo fuori dalla lista dei 23, è una specie di terremoto per molti giornali italiani, spiazzati da quella curiosa presenza sul campo d’allenamento di martedì. «Abbiamo deciso ascoltando il parere dei medici e il suo», riferisce Ancelotti che tende a fornire una versione ecumenica della vicenda. «Ci siamo visti in tre, io, Ancelotti e Ronaldo» la ricostruzione firmata da Adriano Galliani, in imbarazzo evidente per l’ennesima defezione. Imbarazzo testimoniato da una frase che è tutto un poema: «Lui dice che ha male, gli esami non evidenziano lesioni, io non ho alcun motivo per non credere a Ronie ma sono anche pronto a discutere tutto tranne l’efficienza di Milanlab».
La chiave di lettura della vicenda è semplice e nasconde un braccio di ferro tra allenatore e società: Ancelotti ha preferito Favalli a Ronaldo non per fatto personale, ci mancherebbe, ma per marcare un metodo condivisibile. Se uno non sta bene, non è in grado di giocare, non può occupare una casella solo perché è una star sulla cui presenza la società ha puntato tutto. Galliani avrebbe gradito trattenere il Fenomeno in lista per questioni di immagine e di serenità dell’ambiente. Ha alzato le mani dinanzi alla resa dell’interessato. «Non me la sento di giocare neanche per 15 minuti», la sua frase che ha fatto partire il fax con la correzione. Ronaldo è ancora fermo, tornerà dopo la sosta, con qualche benedizione speciale, il 13 gennaio ma nel frattempo due conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: 1) lui non si fida più dei medici del Milan; 2) la società non si fida più della tenuta dei suoi muscoli e della sua reazione ai contrattempi fisici. «Avete visto cosa ha fatto Inzaghi passato attraverso gli stessi guai», la frase sibillina di Galliani. Così il divorzio consensuale, a giugno, tra Milan e Ronaldo, è sempre più scontato.
«Senza Ronaldo abbiamo già vissuto le altre due finali, Atene e Montecarlo», manda a dire ancora il dirigente. E non si tratta di un semplice rilievo statistico, ma di una chiamata alle armi per gli eroi di Champions convocati stasera per sbarazzarsi della presenza degli Urawa reds, un misto tra corsa giapponese, tecnica brasiliana e strategia tedesca (Osieck, il loro tecnico, fu il braccio destro di Beckenbauer ai mondiali di Italia ’90). Sono meno teneri dei tunisini scavalcati dal Boca, ma non certo clienti pericolosi. «Siamo la squadra meno infortunata d’Italia», segnala ancora il vice Berlusconi: recuperato anche Simic, reduce da un insulto muscolare forse più grave di quello accaduto, durante il riscaldamento, in quel di Lisbona, al brasiliano. Per non parlare di Jankulovski, operato di menisco 45 giorni prima, e pronto per rimettere piede in squadra nel suo naturale ruolo di difensore laterale sinistro. «Gli Urawa sono squadra aggressiva, avranno l’ambiente a loro favore, dovremo fare bene per uscire vivi dal duello», è il convincimento di Ancelotti, messo in croce dai giornalisti inglesi per via di fantasiose voci sull’arrivo, al suo posto, di Mourinho. La sua risposta è una scudisciata: «Mi sembra più interessato Mourinho alla panchina del Milan che il Milan al suo arrivo». Tiè! Gli tiene bordone anche Nesta: «Con Ancelotti c’è un bel rapporto, ci lascia tranquilli e noi lo ripaghiamo arrivando qui in Giappone». Aritiè!
Recuperato anche Dida (colpo della strega), c’è una sola variante allo schieramento: l’utilizzo di Gilardino. Inzaghi e Maldini possono dare il meglio in una sola sfida: saranno buoni per la finale ravvicinata. Pirlo e Kakà restano le architravi su cui costruire queste due partite. «Niente paragoni col mondiale 2006, quello resta unico anche se l’ho giocato poco» detta Nesta. La strada per il mondiale del Milan è ancora lunga. Ci vediamo stasera, a Yokohama: da voi in Italia è l’ora del cappuccino. Senza Ronaldo in campo, ma ormai non è più una novità.