Il Milan si spaventa ma poi a Empoli risorge anche Vieri

(...) in Toscana, Gilardino+Vieri, funziona così, tre gol in due, e nel giro di dodici minuti appena, tra la fine del primo e l’inizio del secondo tempo, si può anche far a meno del Pallone d’Oro. E magari chiedere la collaborazione speciale di Pippo Inzaghi. Per un tempo il Milan delude, va a due all’ora, per un tempo invece macina gioco, schiaccia nell’area il rivale e lo trafigge con un paio di capocciate che lasciano il segno. Comincia a migliorare il rendimento complessivo del Milan. Le grandi rimonte, si dice, cominciano con i piccoli passi: questi di Empoli hanno forse un valore simbolico.
Il doppio tentativo (test al mattino, riscaldamento sul far della sera, appena arrivati ad Empoli) di recuperare Stam si conclude con la scelta annunciata. Meglio non rischiare e rinviare alla sera della Juve il ritorno del corazziere olandese, in compagnia di Nesta e Maldini. Meno sicuro appare, dopo gli ultimi accertamenti clinici, il recupero di Shevchenko ancora tormentato dalle fitte al tallone destro. La difesa improvvisata da Ancelotti si sistema alla meglio grazie alla direzione del maestro Alessandro Costacurta: al cospetto di un solo rivale, il piccolo Tavano, scugnizzo del gol, possono cavarsela senza grandi affanni nella prima frazione. Il primo pericolo corso è il gol del vantaggio dell’Empoli, inatteso e forse anche non propriamente meritato. Su punizione di Vannucchi (fallo di Pirlo, ammonito), la deviazione di Simic è tale da spiazzare in modo palese Dida e anche da togliere ogni merito al centrocampista toscano.
La risposta del Milan, fino a quel momento gravemente inconcludente, è affidata alla corsia di sinistra dove Kaladze e Jankulovski cercano disperatamente di aggiustare la mira dei loro cross. Al quinto tentativo consecutivo del georgiano, nei pressi dell’intervallo, alla prima palletta utile per il centravanti vero del Milan, Gilardino devia sotto la traversa e raggiunge un faticoso pareggio. Prima di quella esibizione balistica il Milan tutto è una gnagnera incredibile per dirla alla Brera.
È qui che il Milan cambia marcia e si rimette sulla corsia giusta per affrontare sabato notte la Juventus col distacco invariato di meno cinque. Il merito simbolico è dell’attacco che si sveglia dal torpore ma forse è tutta la squadra che assume un atteggiamento diverso all’inizio della seconda frazione. Anzi è diverso lo spirito oltre che il piglio garibaldino assunto dai milanisti rinfrancati, prima del tè caldo, dalla stilettata di Alberto Gilardino. È suo il merito decisivo, il ragazzo inseguito per tutta l’estate e pagato 24 milioni di euro, comincia a dare i suoi frutti. Basta avere pazienza. Ed ecco che al primo cross utile, zac, col piedino magico trova la porta. Col secondo cross orientato da Rui Costa, di testa, toglie la polvere dall’angolo alto della porta di Berti. Chi lo tiene più Gilardino?
A quel punto, con l’Empoli assalito da paure e inadempienze fisiche e tecniche, il Milan riesce a confezionare un largo e comodo 3-1 e a cancellare persino l’incantesimo che perseguita Bobo Vieri. Di testa, sulla palla lavorata questa volta da Seedorf, il vecchio centravanti si libera in volo con una torsione da segnalare e accarezza la gioia inseguita per settimane, mesi. A quel punto la vittoria è in cassaforte, nonostante i tentativi generosi dell’Empoli, l’ingresso di Riganò e di Lodi (sua la traversa scheggiata nel recupero) e qualche velenoso attacco. Il Milan ha il controllo del campo oltre che il dominio del gioco e dall’alto della sua classe può addirittura andare a sfiorare un più rotondo risultato. Mancano il bersaglio grosso Rui Costa e Kakà, lo stesso Gattuso. Troppa grazia Sant’Antonio.