Milan-Siviglia, supercoppa con Puerta nel cuore

Triste sfida con gli spagnoli nel ricordo del difensore morto martedì. Ambrosini: "Giochiamo solo perché l’hanno voluto loro". Tra i rossoneri in dubbio Dida, ko nell’ultimo allenamento

Montecarlo - Abbiamo tutti un macigno sul cuore. Come facciamo a dimenticare quella foto straziante che mostra il pianto disperato di Mar Roldan, la compagna di Antonio Puerta, mentre si tiene il pancione, quasi a voler proteggere il figlio in arrivo a ottobre? Già, come facciamo? «Doveva essere una festa, è diventata un’altra cosa, dobbiamo giocarla con serietà e carattere per onorare la memoria di questo ragazzo», chiosa Carlo Ancelotti. Basta incrociare il suo sguardo per capire cosa batte dentro il petto suo e del Milan campione d’Europa giunto triste e solitario al primo appuntamento con la ricca eredità di Atene. Persino il codazzo di vip e tifosi italiani sembra trascinarsi dietro una mesta malinconia.

«Qualunque sarà l’esito, vittoria o sconfitta, avrà un sapore particolare», detta Ambrosini, il capitano in assenza di Paolo Maldini che invece di gonfiare il petto per la grande occasione si ritrova con un filo di voce. Ma si gioca, stasera, nello stadio Louis II, nonostante i dubbi avanzati dallo spogliatoio rossonero («Io e i miei amici ci siamo arresi dinanzi alla decisione del Siviglia», riferisce sempre Ambrosini). C’entra poco, questa volta, l’indifferenza del calcio continentale. Sospeso il turno preliminare di Atene, è impensabile imporre un secondo stop consecutivo, senza peraltro avere una data libera a disposizione. Platini, presidente dell’Uefa, presenta una denuncia coi fiocchi sull’argomento. «C’è un numero esagerato di incidenti, conseguenza dei calendari affollati da campionati con 20 squadre (stoccata all’Italia, ndr). La colpa è delle leghe e di quelle società che nelle settimane libere volano in Asia a giocare amichevoli. Ci vorrà l’intervento di una commissione medica», la sua proposta.

Bisogna giocare, allora, provando a sollevare quel macigno. Il Milan è identico a quello perfetto della notte contro il Manchester, a San Siro. Con Kaladze al posto di Maldini e forse anche Kalac per Dida, che nell’ultimo test è uscito venti minuti prima dopo aver preso una botta alla spalla, ma che promette di farcela. Inzaghi sarà il centravanti a caccia di altre pepite, assistito dal talento di Kakà e Seedorf che restano le sue muse preferite. Il Milan insegue il trofeo numero 17 per diventare il club più medagliato al mondo: una soddisfazione non di poco conto. Di Ronaldo non c’è traccia, neanche in panchina. Senza l’effetto Puerta, la notizia passata da Ancelotti sarebbe diventata la spina nel fianco di una vigilia allegra e spensierata. Da un mese giusto, infatti, il Fenomeno è alla prese con una guarigione che viene annunciata di ora in ora e invece risulta puntualmente più lontana, a dimostrazione che dalle parti di Milanlab non ci sono stregoni. Per questo motivo, aggiunto ad altre riflessioni (lo smarrimento di Gilardino), l’eventuale arrivo dell’interista Adriano viene battezzato da Galliani come «un sogno impossibile» e non invece un lusso. Pato, atteso per martedì prossimo a Milanello, deve lavorare sodo: a gennaio ci sarà bisogno di lui, magari in coppia con un sedicenne prenotato dal Bologna (Albertazzi, valutato 1,5 milioni di euro).

Il Siviglia è la magnifica rivelazione del calcio europeo. Pochi milioni investiti, molti calciatori scoperti e valorizzati, l’ultimo in ordine di tempo Kanoutè, l’attaccante contropiedista fulminante. Cinque le finali vinte concentrate negli ultimi 15 mesi di attività: due coppe Uefa, l’anno scorso, da queste parti, strapazzò addirittura il Barcellona di Ronaldinho con un secco 3-0. Il suo presidente, Del Nido, e il suo tecnico, Juande Ramos, possono andarne fieri. E invece si ritrovano qui con le lacrime agli occhi. «Il segreto del Siviglia è il segreto di Pulcinella: si tratta di una squadra che si muove e gioca da squadra, compatta, aggressiva, veloce», l’identikit scolpito da Ancelotti per raccontare ai più delle qualità di questa squadra nella quale si ritrova il danese Poulsen, che con lo Schalke 04 maltrattò Kakà fino a fargli perdere la pazienza. Solo il palleggio di Pirlo e l’abilità di SuperPippo possono arginare la prepotente corsa degli andalusi. Stasera abbiamo tutti un macigno sul cuore. Milan e Siviglia, provate a sollevarlo.