"Il Milan è stellare solo quando non può sbagliare"

Gli esperti giudicano il Diavolo a due facce. Baresi: "Nessuna sindrome San Siro. Ma gli serve la velocità"

Milan grande in trasferta e piccolo in casa con appena tre miseri punticini frutto di altrettanti pareggi. I numeri sono spietati: in campionato c’è forse una sindrome San Siro? «Nessuna sindrome, nessuna paura di giocare in casa, ma soltanto episodi negativi che hanno condizionato le partite», afferma Franco Baresi. «Il problema è che, quando la palla gira veloce e si fa gioco, come contro gli ucraini, la Lazio e la Sampdoria, allora vengono esaltate le qualità tecniche dei giocatori. Quando invece è lento, il gioco diventa prevedibile, gli spazi si restringono e gli avversari al Meazza si chiudono mettendo la squadra in difficoltà. Comunque la situazione non è affatto drammatica».

Rassicurante «il capitano», altrettanto lo è Francesco Guidolin, l’allenatore ora disoccupato che nei giorni scorsi, dopo essere stato in Inghilterra, ha rifiutato le proposte di Flavio Briatore per guidare il Queen’s Park Rangers. «È un fatto del tutto casuale, siamo soltanto al primo quarto del campionato e bisognerebbe essere al posto di Ancelotti per scoprire le ragioni oggettive del cambiamento, che possono essere tecniche e ambientali», precisa l’ex tecnico del Palermo. «Il Milan soffre le squadre che, soprattutto a Milano, si chiudono. Non riesce a dare aria al proprio gioco fantasioso e a tutto campo. I rossoneri hanno bisogno di sentire la gara e si esaltano solo quando sono concentrati: sono tutti campioni e quando devono emergere, tirano fuori le armi proprie di chi è un fuoriclasse, ritrovando tranquillità e concentrazione. L’esempio emblematico arriva dalla partita di Genova con la Sampdoria: dopo tante polemiche non potevano più sbagliare. E hanno stravinto».

Giovanni Galli, grande ex, è sicuro: «A San Siro le avversarie si barricano per cercare di subire il meno possibile, affidandosi solo al contropiede. In trasferta, invece, le squadre di casa sono costrette a fare gioco perché davanti al proprio pubblico non possono farsi vedere timide e paurose. Il Milan allora trova spazi e diventa devastante. Non credo affatto a una sindrome San Siro, nessun rossonero è condizionato, sono giocatori vaccinati a tutto».

Più preoccupato invece Maurizio Ganz: «È una cosa strana, si stanno creando gli stessi problemi di un anno fa e si vede la differenza tra le gare di campionato e quelle di Champions. In Europa non c’è bisogno di continuità, le partite sono secche, non puoi permetterti di sbagliare e allora i valori tecnici e nervosi emergono, mentre il campionato è come una corsa a tappe. Stare sempre concentrati è quasi impossibile e appena perdi il ritmo, poi è difficile ritrovarlo subito. Anche perché Inter, Roma e Juve vanno a mille. Non mi sembra che ci sia un male di San Siro, però forse sono gli obiettivi a condizionare il Milan: coppa Intercontinentale, Champions e poi il campionato».

«Al Milan mancano un Bierhoff o un Toni che finalizzino tutti i cross dalle fasce (ma da ieri Ronaldo è tornato ad allenarsi col gruppo, con obiettivo Intercontinentale, ndr)», afferma Ciccio Graziani. «Al Meazza le squadre si chiudono ed è difficile giocare palla a terra. E in Champions le straniere vengono a Milano per giocarsela a viso aperto».