Milan, svanito il sogno di Champions

Franco Ordine

nostro inviato a Barcellona

«Noi ci crediamo perché vi conosciamo». Nella frase dei tifosi milanisti al seguito, il riconoscimento solenne per il Milan. Esce dalla finale di Parigi della coppa dei Campioni battuto ma non sconfitto. Eliminato per colpa del suo celebre attacco che all’andata e ieri sera, al Camp Nou, manca una serie di belle occasioni per rendere emozionante la rincorsa. Per quasi cento minuti tiene il Barcellona inchiodato allo 0 a 0, lo prende d’assalto, lo circonda, si libera al tiro senza grande fortuna ma chiude con un altro mesto, malinconico zero. E così la stilettata di Giuly, a San Siro, marca la differenza. E consente al Barcellona di raggiungere l’Arsenal a Parigi. E di giocarsi una finale meritata dal punto di vista calcistico, oltre che difensivo. Anche gli spagnoli, come gli inglesi, sono maestri nel chiudere a doppia mandata la propria porta. Il Milan torna a casa con la coscienza a posto, adesso può provare a vincere le ultime tre di campionato e far venire la tremarella a Capello.
Due colpi di gas, come si usa nel giro di ricognizione in formula uno, tanto per scaldare i motori ed eccitare lo stadio, pieno di colori e di voglia di calcio vero. 34 secondi dopo il fischio di partenza tocca a Kakà lanciarsi nello spazio e incrociare sul secondo palo il suo destro a filo di battente che eccita lo spicchio di stadio rossonero (cinquemila appollaiati sul terzo anello), in tre minuti la risposta del Barcellona è cosa fatta e risulta affidata a Eto’o che duetta con Giuly e si ritrova a due passi da Dida uscitogli incontro col coraggio richiesto. Ecco la finale anticipata che promette tanto e sembra sul piano tattico la fotocopia dell’andata. Costacurta, novizio di 40 anni, sostituto di Nesta rimasto in tribuna col suo acciacco, perde i primi duelli ma invece di deprimersi, trova quasi conforto nell’errore, si rifocilla alla fonte del suo mestiere e chiude la frazione con un giallo sulla schiena che è ammonizione dovuta per l’entrata in scivolata su Eto’o lanciato in porta. Il Milan si lascia condizionare dal pressing feroce dei catalani sui milanisti portatori di palla ma quando si libera in disimpegno corto, uno-due, procura brividi alla schiena di Rijkaard. Gattuso apparecchia per Inzaghi la migliore delle opportunità: Pippo non riesce ad addomesticare l’attrezzo lanciato solo in area. Più tardi Pirlo scova nell’angolo Shevchenko che coglie l’esterno della rete (meglio un cross radente per i suoi sodali piazzati davanti a Valdes).
Quando riparte il Barcellona, sull’asse Deco-Ronaldinho, il Camp Nou ha come dei sussulti. Da applausi a scena aperta un taglio di 35 metri, al volo, del brasiliano per Giuly che arriva un attimo in ritardo. Colpo su colpo, ecco come si svolge la seconda semifinale mentre si aspetta il miglior Sheva, si vede poco Seedorf e Kakà fatica a liberarsi dei ceppi di Edmilson. E così prosegue anche nella seconda frazione quando il Milan molla gli ormeggi e cerca di procurarsi il golletto che può portarlo almeno ai supplementari. La frazione comincia nel segno di Shevchenko che viene finalmente liberato in zona gol da un paio di suggerimenti ad hoc. Il primo di Seedorf trova puntuale Valdes, il portiere catalano, sul secondo, nato da un lancio ispirato di Pirlo, uno dei pochi in verità, succede qualcosa di strano. L’arbitro Merk fischia nettamente prima che l’ucraino, di testa, corregga la traiettoria in modo tale da rifilarla alle spalle di Valdes, con Puyol a terra. Cosa fischia Merk? Forse una spintarella di Sheva nei confronti del capitano catalano ma le immagini tv non sollevano il dubbio.
Nell’ultima mezz’ora, il Milan raccoglie il meglio delle sue energie fisiche e nervose, procede anche a tre sostituzioni mirate (Rui Costa per Gattuso, Cafu per Costacurta e alla fine Gilardino per Inzaghi) per migliorare la tenuta atletica della compagnia in maglia bianca. La famosa difesa del Barça, considerata l’anello debole dell’armata di Rijkaard, resiste a tutti gli assalti, laterali e centrali, chiusi da cross o da triangoli bassi e resiste fino allo scadere del recupero con lo 0 a 0 che è come vivere pericolosamente sul ciglio del burrone. Certo, il Barcellona può organizzare ripartenze velenose. Ronaldinho non è in una serata speciale, le sue finte ripetute non stregano i milanisti che riescono, con qualche sforzo, a limitarne il raggio d’azione e ad evitare altri pericoli. Quando si libera Larsson, nel frattempo entrato al posto di Giuly, è Dida a rispondere in modo esemplare. Il Milan non passa, alla fine deve arrendersi. Senza scenate, crisi isteriche. Con un abbraccio tra Rijkaard e Ancelotti che segnala la correttezza della sfida.
Franco Ordine