Milan, la "svolta" di Kakà Il premier: decisivi i valori E anche la melina del City

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Berlusconi: &quot;Una grande riconoscenza verso la società e i tifosi&quot;. Gli inglesi: &quot;Noi illustravamo i progetti, suo padre pensava al fisco&quot;. Galliani. <strong><a href="/a.pic1?ID=322576">N</a><a href="/a.pic1?ID=322576">ascosto in auto per uscire da Milanello </a></strong>
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E vissero (quasi) tutti felici e contenti. Milan e Kakà hanno il cuore nello zucchero, naturalmente. Il City si è divertito un po’ meno e forse bisogna capirli questi inglesi arrivati con le tasche piene di petro-dollari ma tornati a casa con la cesta vuota. La sintesi giornalistica suggerita da Adriano Galliani per l’epilogo della vicenda Kakà è il solito strato di zucchero steso sulla torta per renderla ancora più dolce.

Il presidente Silvio Berlusconi, protagonista della svolta di lunedì sera, atteso al Pio Albergo Trivulzio dai suoi impegni pubblici e ringraziato in quella occasione da un gruppetto di tifosi, non si è stancato di lucidare l’immagine del suo campione-simbolo. «Sono felice che il Milan possa annoverare fra i suoi protagonisti un ragazzo come Kakà», è stato il riconoscimento arricchito da un altro omaggio reso al fuoriclasse brasiliano. «Kakà ha veramente dato una dimostrazione straordinaria di non essere soltanto qualcuno che guarda al guadagno e di avere dei principi, dei valori, come l’attaccamento alla bandiera, e riconoscenza nei confronti di una società e di un presidente che l’hanno lanciato.

Valori come l’amicizia nei confronti dei compagni di squadra, l’affetto per i tifosi milanisti che gliene hanno dato tanto e continueranno a dargliene» l’altro passaggio dell’intervento di Berlusconi. Divertito dall’idea di ricevere, sull’argomento, l’adesione convinta di Umberto Bossi, leader della Lega («secondo me è difficile trovare un giocatore così, quindi il Milan ci guadagna»), spiegata dal tifo rossonero dei figli, «a casa comandano loro, sono diventato anch’io milanista anche se da bambino prima di andare a vedere il Milan allo stadio, ero interista».

Di segno diverso, completamente diverso, completa di accuse (piroetta) riservate al Milan e al papà di Kakà, la ricostruzione della trattativa offerta da Garry Cook, presidente esecutivo del Manchester City. «Il giocatore era in vendita, avevamo raggiunto un accordo confidenziale già diverse settimane fa ma secondo me il Milan l’ha imbottigliato. Nell’ultimo incontro però sono emerse questioni che non potevano essere risolte, credo che la politica e la pressione dell’opinione pubblica abbiano cambiato lo scenario», la sua convinzione. Seguita dalla stoccata dedicata a Bosco Leite, il padre manager. «Non abbiamo mai incontrato prima il giocatore, ci siamo visti per discutere degli aspetti commerciali, loro erano interessati all’aspetto fiscale.

E infatti mentre discutevamo degli aspetti umani legati al trasferimento a Manchester, la conversazione è tornata sulle questioni economiche»: per capirsi, gli inglesi menavano il torrone, papà Bosco reclamava cifre e garanzie per andare avanti.
L’unico in grado di poter accreditare l’uno o l’altro scenario è Adriano Galliani, protagonista della trattativa sin dalla prima ora ma rimasto anche ieri in religioso silenzio. «La questione si è chiusa così e io mai più tornerò sull’argomento, ricordatevi cosa diceva la canzone della mala “mi’ son de quèi che parlen no“» la battuta resa da Galliani ai cronisti a caccia di retroscena.

«Di sicuro sulla mia lapide non ci sarà scritto “ecco l’uomo che ha ceduto Kakà” anche se spererei che l’evento si verificasse un po’ più in là» l’altra riflessione dedicata alla famosa risposta rivolta all’assalto del presidente del Real Calderon. Erano pronti tutti a impiccarlo a quella frase. Di dolce, gli è rimasto il sapore unico dell’amore dei tifosi più umili nei confronti di Kakà: quell’onda anomala, montata da sabato notte, dev’essere un ricordo da custodire con i più belli da Barcellona ’89 ad Atene 2007. Con una sola eccezione per le banconote da 20 e 50 euro sventolate in tribuna rossa sotto i suoi occhi durante Milan-Fiorentina. Lo hanno ferito a morte. Ma i mal di pancia torneranno appena sarà pronto il bilancio del 2009.
Per godersi fino in fondo il giorno dello scampato pericolo, sono scesi in campo anche Ancelotti e Beckham, tirati in ballo dalla stampa spagnola con presunte anticipazioni affidate ad amici spagnoli sul prossimo approdo di Kakà (Real, toh che novità). «Mai parlato di Kakà con nessuno, sono squallide invenzioni» hanno scandito il tecnico e l’inglese. Non hanno avuto bisogno di giurare per riscuotere il credito.