Il Milan torna bello di notte e paralizza una piccola Juve

Ancelotti vince la partita a scacchi con Capello. Rudezze di Gattuso e Vieira. Ibra e Trezeguet senza munizioni. Gli errori di Chimenti

Franco Ordine

da Milano

Superbo Milan, Juve rimpicciolita. E per la prima volta sconfitta in campionato. In modo eclatante. Annientata nel gioco e in un tempo solo, castigata con tre schiaffi sul viso che possono lasciare il segno. Il risultato cancella ogni discussione accademica e segna una specie di staffetta: adesso è il Milan la squadra del giorno mentre la Juve si ritrova assalita da qualche acciacco e qualche punto interrogativo sulla sua forza biblica, uscita ridimensionata dalla sfida di ieri sera a San Siro.
È vero, la squadra di Ancelotti ha qualche conto da regolare e prova, in un colpo solo, a pareggiare con lo smacco dell’8 maggio: è presto per sostenere se ci riuscirà. Di certo il suo settimo sigillo consecutivo non è un successo qualunque: è fatto di luci che abbagliano, del gioco che ha la meglio sui muscoli, della qualità al servizio del colllettivo. Mai visto il Milan così compatto e determinato, mai ammirato così attento e capace di castigare il rivale a ogni errore, a ogni sbavatura. Di sicuro da domani ricomincia un altro campionato. L’armata invincibile di Capello si ferma alla decima stazione. C’è anche il Milan, il ciclone Milan.
Si vede subito che il Milan ha dentro il sacro fuoco, si vede subito che la Juve ha il passo cadenzato e si guarda intorno, timorosa, prima di sgabbiare dalla partita. Quando decide di farlo con piglio autoritario è già sotto di 2 gol e s’interroga sul destino che l’attende. Capello dirotta a sorpresa Pessotto a destra per avere Zambrotta a sinistra, ma è un dettaglio di poco conto: appena s’accorge che lo stagionato guardiano dell’argine non chiude su Kakà e non arriva sul fondo, ordina a Chiellini di provare a sfondare da quel lato. Conta invece la ferocia del Milan che s’indovina dalla velocità impressa alle proprie cadenze, dal pressing asfissiante e dai duelli vinti, in ogni zona del campo.
In soggezione, la Juve prova a tirar fuori gli artigli: Vieira zompa sulla caviglie di Kakà (e risulta ammonito al terzo tentativo di stroncarne uno scatto), Emerson e Gattuso si prendono come galletti, muso contro muso, mentre Thuram la fa franca rifilando una gomitata doc a Gilardino nel finale del tempo. La spiegazione è molto semplice: sono in pochi a fidarsi di Bertini che prova a dirigere in modo politico, una punizione di qua e una di là e le proteste di Ancelotti dalla panchina ne sono un sintomo palese. Se si gioca al calcio, il Milan imprime il suo marchio di fabbrica. Negli episodi decisivi risulta sospinto anche da un pizzico di buona fortuna. Per esempio sul primo sigillo di Seedorf, la deviazione di Thuram, provvede a imprimere al pallone una traiettoria velenosa che mette fuori causa Chimenti, uscitogli incontro.
Appena la Juve tenta di rinserrare le file e il Milan riparte, la differenza sul campo risulta scavata anche dall’organizzazione tattica oltre che dalla perfetta tenuta della difesa milanista nella quale Maldini e Nesta giganteggiano. Trezeguet e Ibrahimovic, che pure sono due clienti super, restano a secco. Così a metà della prima frazione dalla punizione di Pirlo scaturisce il 2 a 0 che eccita i rossoneri e deprime Capello. In area juventina c’è la solita bagarre, anche qualche apprensione di troppo e dopo un paio di rimpalli sbilenchi, tocca a Kakà, da solo a centro area, chiudere con una stoccata a mezz’altezza la discussione.
L’arrivo di Chiellini non contribuisce certo a blindare la difesa (fino a ieri pomeriggio 2 gol subiti in 9 gare) bianconera: stavolta la responsabilità è tutta di Chimenti che s’aspetta un cross di Pirlo su punizione e invece quello, diabolico, va a pescare l’angolo scoperto su cui torna il portiere in grave ritardo e in modo goffo. Si capisce perché in agosto chiesero e ottennero, dopo l’infortunio a Buffon, Abbiati dal Milan.
La Juve non ci sta ma non ha la forza per ribellarsi alla clamorosa lezione. Non può nemmeno contare sul talento balistico di Nedved nella rara occasione in cui si libera al tiro, l’arrivo di Mutu procura qualche tumulto (collisione con Nesta) invece che giocate efficaci sulla tre-quarti. Il Milan, di cemento armato, mantiene i nervi saldi e le posizioni sul campo con grande autorità. Concede poco nella ripresa, concede lo strepitoso gol di Trezeguet (lancio di Vieira, con Stam che tiene in gioco il francese) e qualche affondo ma chi evoca i fantasmi di Istanbul resta di pietra. Non è tempo per immaginare un cedimento di quelle dimensioni. C’è tempo invece per Del Piero e per Vieri, per Cafu e Kaladze, i grandi vecchi di Milanello consentono a Inzaghi e Gilardino di tirare il fiato dopo una dimostrazione di grande sacrificio.