Il Milan torna a correre contro un’Udinese comica

Inizio incerto anche per i rossoneri che quando però si mettono a giocare diventano implacabili contro friulani da B: a segno Sheva (2), Gilardino e Seedorf

nostro inviato a Udine
Il Milan torna a correre. Rifila sulla schiena della povera Udinese, scivolata in zona retrocessione, altre quattro bastonate e si tiene in quota per contendere all’Inter il secondo posto chè dello scudetto non è dignitoso disquisire. Non è un granchè la sua esibizione, intendiamoci. La prima frazione è un festival dell’orrore e dell’errore, nomi famosi che scivolano o svirgolano come protagonisti di una puntata della Gialappa’s: persino il punto che apre la voragine sotto i piedi dei friulani, è un clamoroso sfondone del portiere di casa, premiato per le 150 presenze in serie A con una targa (da buttare in un cestino) e matura sul finire della prima frazione. Shevchenko, inguardabile fino a quel punto, dopo il goffo rinvio del portiere di casa, riesce ad azzeccare la traiettoria giusta per infilare l’angolo lontano da distanza discreta. Se lo smalto non è dei migliori, la mira è quella di sempre. Semplicemente strepitosa. Come testimoniano i suoi numeri: 171 gol in carriera col Milan, 26 nella stagione tra campionato e coppa Campioni. Una macchina da gol, per sintetizzare.
A quel punto, nella ripresa, dato conto del cicchetto di mastro Ancelotti di cui riferisce candidamente Pirlo, per il Milan è tutto più facile. L’Udinese si scioglie senza nemmeno lottare. Se poi Shevchenko e Gilardino trovano gli spazi e l’opportunità di dialogare come collaudati compari, allora il risultato è garantito. Uno-due e i due bomber si ritrovano dinanzi a De Sanctis che non viene risparmiato, se non alla fine della contesa quando il risultato è bello largo, la tifoseria milanista pensa a Parigi e Adriano Galliani può sistemarsi beato in tribuna d’onore dopo aver esultato ad ogni stilettata dei suoi come un vero ultrà. Ci sono altri numeri che smerigliano questo successo esterno del Milan, maturato 5 anni dopo l’ultimo in Friuli. Uno riguarda, per esempio, la sua difesa violata per due volte in tutto il girone di ritorno. Se si pensa ai tormenti e alla banda del buco, con Maldini capitano coinvolto nelle censure aspre, c’è da stropicciarsi gli occhi. E da immaginare che la resa di Kaladze al fianco di Nesta non è casuale.
Il Milan è fatto così: se gli lasci spazio, se gli offri il contropiede e il possesso palla senza mai saltargli addosso in pressing, beh meglio prepararsi al peggio. E succede anche nel giorno in cui il suo talento più famoso ed atteso, Kakà, risulta assente ingiustificato. «È andato in Austria per una gita» commentano in tribuna stampa per fare della spicciola ironia. Ma è così. E per questo i 4 squilli di tromba dell’attacco rossonero risultano ancora più interessanti. Alla fattura provvedono Pirlo e Seedorf, maestri nel far girare palla, e poi i due attaccanti, Gilardino e Shevchenko che mettono a punto una bella, esaltante intesa. Pensate che il terzo gol è il frutto di una larga azione, almeno dieci passaggi di fila, conclusi dallo scambio corto tra Gilardino e Shevchenko mentre il quarto, con Seedorf lanciato sulla destra è un piccolo capolavoro balistico dell’olandese che ha ancora voglia di conquistare il cuore di Marco Van Basten, ct dell’Olanda. 67 sono i punti realizzati dal Milan, 67 anche i gol seminati: un gol a punto. Ecco il rimorso di Ancelotti: produce fin troppo e raccoglie poco, in classifica. Con questa messe, Capello potrebbe vivere per due campionati di fila.
L’Udinese rischia l’osso del collo. L’arrivo di Baffoni, preparatore di Zaccheroni, non è servito granchè. I guasti provocati da Cosmi sono sotto gli occhi di tutti. È stato un errore risparmiare energie in coppa Uefa, come si capisce. La verità è una sola: la squadra è svuotata di ogni energia, fisica e nervosa, ha perso fiducia e convinzione. E, soprattutto, non lotta più. In difesa poi è un colabrodo. La classifica non inganna. La prossima sfida a Messina è già uno spareggio salvezza.