Il Milan vuol dividere Ronaldinho per tre

nostro inviato a Torino

«Kakà resta con noi del Milan al 105%, anche se non dovessimo arrivare quarti»: firmato Adriano Galliani, vice-presidente vicario della società. Forse non è più una notizia ma serve a massaggiare il cuore degli azionisti in agitazione per lo scudetto dell’Inter e le papere di Dida a Manchester. L’occasione è la convocazione dell’assemblea per l’approvazione del bilancio, per la prima volta chiuso in attivo (11,8 milioni con un fatturato consolidato di 305,1 milioni di euro, effetto della cessione di Shevchenko al Chelsea) e per la prima volta pubblicato integralmente sul sito rossonero. Ma l’interesse, esclusivo dei piccoli azionisti, è tutto concentrato sul calcio-mercato e sul futuro del Milan più che sui numeri di ieri. E sull’argomento, Adriano Galliani è tutt’altro che avaro di notizie. In un suo giudizio, c’è forse la vera notizia del giorno. Il mercato del prossimo Milan sta cambiando in corsa, passando dall’idea di un solo, grande sacrificio (soluzione gradita al presidente Berlusconi), che tradotto vuol dire Ronaldinho (per il quale le difficoltà aumentano settimana dopo settimana da parte del Barça), a un potenziamento capillare di tutto l’impianto della squadra (un portiere, un centrocampista, un attaccante). E poco conta se il vice-Berlusconi coglie l’occasione per smentire l’invio di un emissario a San Paolo per discutere con Roberto de Assis, il fratello manager della stella del Barcellona.
«Anch’io penso che invece di concentrare gli sforzi su un solo acquisto sarebbe bene portarne a casa tre» è il parere espresso da Galliani in replica a un azionista che poi, a bocce ferme e a bilancio approvato, chiede lumi sulla trattativa per Buffon. «Ho l’impressione che la Juve abbia fatto promesse al giocatore e che ora chieda la luna per non lasciarlo partire» la confidenza che non è poi un gran mistero. Alessio Secco ha parlato di 40 milioni di euro per la metà del portierone azzurro. Strenua invece, oltre che obbligatoria, la difesa di Dida, attaccato frontalmente dagli azionisti-tifosi. Lo sfogo di uno vale per tutti: «Dategli la direzione di San Siro in modo che non faccia più danni». Galliani protegge il brasiliano così: «Ho l’impressione che sul suo conto vengano enfatizzati gli errori e dimenticati i meriti». Non ancora rimarginate le ferite di «moggiopoli» e i rimpianti legati al mercato passato, cominciato il 23 agosto «quando avemmo la certezza di partecipare alla Champions». «Non voglio parlare di quell’argomento» ripete Galliani.
Svelato anche un retroscena, a proposito di Shevchenko. «La sua cessione è stata l’unica eccezione al nuovo precetto della casa: chi chiede di partire, resta e rispetta i contratti. I rapporti con Sheva sono rimasti affettuosi, quando noi giochiamo lui chiama 10-12 volte un suo amico milanese per essere aggiornato sul risultato del Milan, il suo è proprio un amore eterno» il racconto di Galliani. Determinato nel raccontare che tutte le scelte di mercato, «quelle giuste e quelle sbagliate», sono prese col consenso di tutti «dal presidente all’allenatore». Spiegati altri dettagli, come l’arrivo di Storari e Grimi, a gennaio. «Abbiamo preso a gennaio un portiere e un terzino perché temevamo le conseguenze dei procedimenti disciplinari per le scommesse in cui due giocatori del Milan, Kalac e Jankulovski, erano stati coinvolti quando non giocavano da noi».