Un milanese all’Onu Alberto Schiavi e le sue tele di luce

In febbraio il Palazzo di Vetro esporrà un’antologica del pittore di Porta Vittoria, dal titolo «Il colore della vita». E fino al 6 gennaio le sue opere sono in mostra nella chiesa di San Carlo

Ferdinando Maffioli

«Da tante parti si predica d’investire in cultura. Io vi ho investito la vita e ora...». È soddisfatto Alberto Schiavi, pittore milanese, in questi giorni alla sua ottava (un record) personale d’arte sacra. L’ultima è nella chiesa di San Carlo, in corso Vittorio Emanuele, fino all’Epifania. Quarant’anni di mostre, di ricerca, d’indagine nei misteri del divino: «L’arte sacra non è soltanto sensazione e, tantomeno, pura tecnica - spiega -, ma intuizione. Consiste in quel raggio spirituale luminoso, che, pur appartenendo alla razionalità, la trascende. Va dritta all’essenza delle cose». E tanto impegno tra le coordinate della spiritualità non poteva non essere premiato: a febbraio - dal 13 al 24 - le sue opere, una trentina, verranno esposte a New York, al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, nello spazio dell’«United Nations Secretariat South Lobby».
«The colour of the life», il colore della vita, è il titolo di questa sua antologica: «Sono soddisfatto di questa opportunità - continua Schiavi - che sinceramente non mi aspettavo. Ora ne parlo con amici e colleghi e tutti sono stupefatti». «Ho anche informato il presidente della Regione, Roberto Formigoni, il vicesindaco Riccardo De Corato, l’assessore alla Cultura, Stefano Zecchi, perché mi sembra che la mostra di un pittore milanese all’Onu meriti comunque una partecipazione, anche simbolica, delle istituzioni. Per ora non ho avuto risposta, ma sono fiducioso». Quella di Schiavi, classe 1939, milanese di Porta Vittoria, è un'arte metafora sfuggente dello spirito, di colore che è tessuto fluido dell'anima. E «Trascendenza» è proprio il titolo della sua mostra attuale. «Einstein - scrive il francescano Padre Felice Rossetti, storico dell’arte, presentando l'ultima fatica del pittore - diceva che l'universo è un'immensa seminagione di luce e la materia ne è l'ombra. L'aspirazione ansiosa di ogni artista è quella di rompere la barriera della materia per entrare nel mondo della luce. E Alberto Schiavi viaggia sul naviglio della trascendenza».
Dipinti ad acrilico, i quadri del maestro evocano i misteri della fede, hanno l’intensità di una preghiera luminosa. Davanti al sacro reinterpretato dagli artisti moderni, qualcuno, legato alle classiche iconografie, potrebbe sentirsi a disagio. «Credo che oggi invece ci sia il bisogno di provare emozioni, sensazioni nuove, immagini più spirituali che illustrative - conclude Schiavi -. E la mia luce che forma e dissolve gli elementi del quadro, si adatta a fare del rappresentato materia dello spirito». A Milano alcune delle sue opere sono conservate in Arcivescovado, alla Fondazione Cariplo, al Touring Club Italiano. Ha poi illustrato la «Divina Commedia in milanese moderno» (edizioni Viennepierre) e ha fatto la stessa operazione con i «Promessi Sposi» (editore Angelo Martinelli). Suoi quadri sono presenti anche all'«Espace Van Gogh Médiathèque» di Arles e al «Centre d'Art Presence Van Gogh», a Saint Rémy de Provence.