Milanese: date ai pm le mie cassette di sicurezza

RomaCon il «caso Papa» e il «caso Romano», quello del deputato Pdl Marco Milanese è il terzo a provocare in questi giorni fibrillazioni nella maggioranza. Forse, il più pericoloso.
Ma l'ex braccio destro di Giulio Tremonti, per cui la Procura di Napoli ha chiesto l'autorizzazione all'arresto nell’inchiesta sulla P4, sceglie un gesto di collaborazione con la magistratura. Alla vigilia della prima seduta della Giunta per le autorizzazioni della Camera che lo riguarda, Milanese chiede che sia autorizzata «celermente» l’acquisizione dei tabulati telefonici delle sue utenze e l’apertura delle cassette di sicurezza sequestrate, come sollecitato dai Pm.
Lo fa in una lettera indirizzata al presidente dell’organismo parlamentare, Pierluigi Castagnetti, e trasmessa per conoscenza al procuratore napoletano Giovandomenico Lepore. Che subito apprezza la disponibilità del deputato.
«Ho la certezza - scrive Milanese -, che le indagini approfondite e senza pregiudizi consentiranno una lettura dei fatti secondo verità, non avendo nulla da temere dalle stesse, auspicando che le investigazioni proseguano con grande celerità ed in ogni direzione, compresa quella diretta a smascherare le vere ragioni della calunnia e delle strumentalizzazioni della mia persona».
Disinnescata la granata, che riguarda il secondo procedimento sul presunto «tesoretto» da 11 milioni, sul tavolo della Giunta rimane la vera bomba. Cioè la richiesta di arresto, arrivata da Napoli il 7 luglio scorso, per le accuse all'ex consigliere del ministro dell'Economia di corruzione, rivelazione di segreto d'ufficio e associazione per delinquere.
Le richieste su cassette di sicurezza e tabulati telefonici sono state fatte dal Pm di Napoli, Vincenzo Piscitelli, per ricostruire i rapporti di Milanese con esponenti della Guardia di Finanza, in modo da individuare eventuali «talpe» tra le Fiamme Gialle. Le cassette di sicurezza sono già state sequestrate dagli inquirenti, ma non aperte. E secondo il Pm «vi è fondato motivo di ritenere che vi si possano trovare beni e valori di provenienza delittuosa».
Gli avvocati di Milanese, Franco Coppi e Bruno Larosa, sottolineano che finora il deputato ha mostrato sempre «spirito di collaborazione» con i magistrati, come quando ha risposto a tutte le domande rivoltegli sia come testimone sia come indagato.
Dopo la mossa del parlamentare della maggioranza, Lepore è laconico: «Ho ricevuto - dice il procuratore di Napoli- la missiva del dottor Milanese accogliendola con favore, ma non c’è altro da dire. Nessun altro commento».
Fabio Gava, relatore di maggioranza nella Giunta sul caso Milanese, annuncia intanto che oggi chiederà «il rinvio di una settimana per completare l'esame delle carte e terminare la relazione». Per ora, non è stato invocato il fumus persecutionis, come nel caso Papa. Ma la questione di Milanese non sarà probabilmente decisa dalla Giunta prima della pausa estiva. Se ne parlerà alla riapertura del Parlamento, il 15 settembre.