Una milanese mette in mostra i segreti dei nuovi «cartoons»

Ci sono Woody, il cowboy di pezza, Remy, il topo francese con il pallino per l'alta cucina, Nemo, il piccolo pesce pagliaccio finito in cattività e poi ancora le mitiche Cars, ciascuna con un'anima, Elasti e Mr Incredibile. In venticinque anni, lo studio d'animazione Pixar, fondato da John Lasseter e Steve Jobs, ha creato personaggi geniali e indimenticabili: dal mondo dei giocattoli di «Toy Story» (Premio Oscar nel '95) all'insolito «Up», primo cartoon ad avere come protagonista un vecchietto. La prossima eroina, per la cronaca, sarà Merida, principessa scozzese dai capelli rossi e lo spirito ribelle, che ne combinerà di ogni, come vedremo in 'Brave', sul grande schermo tra qualche mese. Se il magico mondo della Pixar (compreso qualche schizzo preliminare di Merida) approderà in città con la mostra «Pixar, 25 anni di animazione» (al Pac, da mercoledì prossimo fino al 14 febbraio 2012), lo dobbiamo anche a Maria Grazia Mattei. Esperta di new media, nata a Pisa ma milanese da sempre, Maria Grazia è l'anima di Meet the Media Guru, piattaforma che crea eventi, seminari, dibattiti sulla cultura digitale con l'obiettivo di comunicarla a tutti, non solo agli addetti ai lavori (una trentina gli incontri con i «guru» del digitale organizzati fino ad oggi, con oltre 25mila partecipanti). Grazie alla sua personale amicizia con John Lasseter, il direttore creativo di Pixar e Walt Disney Studios verrà a Milano ad inaugurare la mostra e incontrerà il pubblico per raccontare qualcosa in più della magica avventura della Pixar (appuntamento con Meet the Media Guru-John Lasseter, lunedì sera, ore 21, teatro Dal Verme, ingresso libero fino ad esaurimento posti).
«Lasseter è un uomo potente, con un ruolo molto importante: con Steve Jobs ha reso la Pixar ciò che oggi è, ma resta un sognatore - racconta Maria Grazia Mattei -. Fin dai suoi esordi nei film di animazione ciò che ha contraddistinto il suo lavoro è stata la volontà di voler raccontare una storia. È vero: è stato tra i primi a intuire le potenzialità del disegno a computer, ma le sue animazioni non erano “giochi asettici“: nei suoi cartoon c'erano sempre emozioni e sentimenti». Perché ciò che ha fatto la fortuna della Pixar - oltre all'infallibile intuito commerciale di Steve Jobs - è stato quello di coltivare talenti artistici, mescolando alta tecnologia e sapienza artigianale. I disegnatori che lavorano nei suoi uffici di Emeryville, in California, non sono meri smanettoni: «Lasseter racconta spesso che quando alla Pixar cercano talenti creativi badano molto al loro background culturale. La mostra al Pac lo dimostra: vedere i bozzetti e i lavori preparatori dei cartoon che ci hanno incantato al cinema fa capire quanta passione, studio e dedizione, in una parola quanta umanità e non solo tecnologia, stia dietro un film di animazione», spiega Maria Grazia Mattei.
Del resto Lasseter, figlio di una insegnante di materie artistiche, fin da piccolo coltivò l'amore per la storia dell'arte e per il disegno libero. «Una mostra come questa, che sta dopo l'inaugurazione al MoMa sta girando con successo il mondo, non poteva che passare da Milano, una città con un humus straordinario nel settore dell'animazione, basti pensare alla lezione del grande Bruno Bozzetto, di cui lo stesso Lasseter è ammiratore - continua Maria Grazia Mattei -.
L'esposizione al Pac testimonia il minuzioso lavoro artigianale che sta dietro ai successi del botteghino e sono certa stimolerà i tanti giovani creativi che studiano nella nostra città».
L'animazione digitale è del resto di casa, a Milano: «Esiste un “distretto digitale diffuso“: si tratta di realtà piccole, non certo paragonabili a un gigante come la Pixar, ma molto promettenti, come Maga o Cartoon Lombardia - conclude Maria Grazia Mattei -. Spesso fondate da under 30, sono figlie di quella passione per l'innovazione e per la ricerca che rende oggi il settore dei digital media (audiovisivi, web agency, aziende di games) in grande fermento ed evoluzione. Dobbiamo cominciare a rendercene conto, e a sostenerlo».