Un milanese su cinque ha il capo straniero

Presentato il rapporto sulla globalizzazione Sono 3000 le multinazionali sul territorio

Barbara Benini

Milano e la globalizzazione, una vocazione che viene da lontano, almeno dalla seconda metà del Settecento, quando i contatti commerciali con gli altri Paesi erano non solo fonte e occasione di business, ma anche possibilità di scoperta di usanze, costumi, pratiche di vita e di mercato. E i dati presentati dal «Rapporto globalizzazione» elaborato dalla Camera di commercio di Milano non fanno che confermare quanto tale vocazione sia radicata nel tessuto produttivo locale. Con un rapporto di reciprocità tra presenza straniera a Milano e presenza milanese all’estero che mostra chiaramente la dinamicità meneghina, tanto che si può affermare che un posto di lavoro su cinque nella provincia di Milano è creato da una multinazionale straniera. Sono infatti 3000 le ditte straniere presenti a Milano e che danno lavoro a oltre 336mila persone, su un totale di oltre 1.756.000 lavoratori milanesi. Le sole aziende a partecipazione europea attive sul territorio milanese sono circa 1700 e occupano oltre 186mila dipendenti, il 37,1% del totale nazionale. In generale, a farla da padrona, sono le multinazionali statunitensi (in tutto, 812), che rappresentano quasi la metà del totale italiano e che danno lavoro a oltre 100mila persone. Insomma, si può dire che a Milano, un dipendente su sedici ha il capo negli Stati Uniti. Importante anche la presenza di aziende francesi che, con 493 presenze, danno lavoro a 60mila milanesi, e tedesche, che occupano quasi 48mila dipendenti in 477 aziende. Ma anche le cifre delle imprese milanesi nel mondo sono significative: in tutto, 3500 aziende per 237mila addetti. Di queste, 1700 sono in Europa, con 106 mila dipendenti.
L'Europa ha un ruolo di primissimo piano sia per l'export che per l'import milanese: nel primo caso, copre il 66% delle esportazioni totali, nel secondo, offre il 77% delle importazioni complessive. Nel primo semestre del 2006 Milano ha esportato per quasi 20 miliardi, con un incremento del 5,8% rispetto allo stesso periodo del 2005, e ha incrementato le importazioni del 14%, per un importo complessivo di 42 miliardi. Il «cliente» più affezionato all'export meneghino è la Francia, che da sola copre il 12% dell'intera esportazione di prodotti milanesi. Viene invece dal mercato tedesco la quota maggiore di prodotti importati da Milano.
Insomma, una cultura di scambio e confronto, soprattutto con il resto del vecchio continente, che caratterizza fortemente mentalità, mercato e tradizioni milanesi. A svelarci le radici di una vocazione e a offrirci uno spunto per l’analisi dell’attuale dimensione «globale» dell'imprenditoria milanese è stata la presentazione, avvenuta ieri nella sede della Camera di commercio di Milano, del volume «Viaggio di quasi tutta l'Europa colle viste del commercio dell'istruzione e della salute». L’opera, realizzata dalla Camera di commercio con la collaborazione dell’Archivio di Stato e dell’Università degli studi di Milano, raccoglie la corrispondenza inviata ad Antonio Greppi, mercante, imprenditore e finanziere milanese dai figli Paolo e Giacomo durante il loro viaggio «educativo-commerciale» compiuto attraverso l’Europa Occidentale tra il 1777 e il 1781.