Milanesi brava gente? Sì, lo dice la maggioranza degli studenti stranieri

Ricerca Ismu. Per i giovani immigrati gli italiani non sono razzisti Ma solo tre su dieci si sentono perfettamente integrati

Tanti, attaccati alle loro radici, motivatissimi. Hanno delle difficoltà ma non si sentono delle «vittime» degli italiani. Sono 121.520 gli alunni stranieri dagli 11 ai 14 anni nelle diverse scuole lombarde, un quarto di tutti gli immigrati che studiano in Italia.
Sono la cosiddetta seconda generazione, i figli della prima ondata migratoria. Sono 66 le nazionalità rappresentate, secondo quanto risulta da un’indagine Ismu presentata ieri: albanesi, marocchini, romeni, cinesi e indiani i più numerosi. Molti di loro hanno difficoltà ulteriori rispetto ai compagni italiani: solo il 31,1 per cento dichiara di avere un rendimento buono. Fra gli italiani la percentuale sale al 45,6 per cento. I più penalizzati sono i sudamericani: solo il 3,8 per cento dichiara un rendimento alto, il 15,4 scarso.
I figli di immigrati hanno ambizioni uguali a quelle dei compagni italiani: uno su tre sceglie il liceo (fra le femmine è la maggioranza), uno su due pensa all’università (il 54 per cento fra le bambine). Gli ottimisti sul futuro - coloro che ritengono di avere molte possibilità di fare davvero il lavoro dei loro sogni - sono più degli italiani: 24,8 per cento contro 22,7.
E gli stranieri sono anche più pragmatici degli italiani: le ragazze straniere che considerano studio e lavoro più importante rispetto all’incontro e al matrimonio con «l’uomo giusto» sono più delle italiane.
I figli degli immigrati hanno comunque un’alta considerazione della famiglia: il 29 per cento (contro il 19 degli italiani) ritiene molto giusto aiutare un familiare rispetto a un amico. Ma sono un po’ meno «mammoni» dei coetanei italiani e un po’ più attaccati a nonni e zii. Un po’ meno numerosi quelli che considerano papà a mamma l’adulto più importante. Anche perché le case ospitano famiglie più allargate.
La maggioranza relativa dei bambini figli di immigrati non si sente italiano: il 35,5, contro il 32,6 per cento che dice «sì». Gli africani maschi sono i più «italiani»: il 42 per cento. E, fra i maschi stranieri, proprio gli africani sono quelli che hanno relazioni più frequenti fuori della scuola: il 43,5 per cento si incontra spesso con amici italiani fuori dalle aule. I più isolati sono gli asiatici: il 15,9 per cento dichiara di non vedere mai amici italiani fuori da scuola, e il 60 per cento ha relazioni nulle o poco frequenti.
Eppure i figli di immigrati che giudicano negativamente il comportamento degli italiani con gli stranieri che vivono in Italia sono meno numerosi dei bambini italiani: fra gli stranieri dà un giudizio positivo il 51 per cento, contro il 37,6 degli italiani; mentre un giudizio negativo lo danno il 48,1 per cento degli stranieri, e il 61,4 degli italiani. Per il 49 per cento «gli italiani si sentono superiori».
Ma ci sono anche delle somiglianze con i bambini italiani: molti hanno famiglie coese, e hanno una forte aspirazione ad avere una famiglia loro. Il capitale culturale dei genitori, inoltre, è piuttosto elevato. Altra analogia la propensione al consumo: l’84 per cento ha il telefonino, come gli italiani.