Milanesi confusi sull’arte: «Scala era uno storico»

I milanesi conoscono davvero la propria città? La amano, certo e non la cambierebbero. Ne vanno fieri perchè per molti aspetti è una metropoli all’avanguardia. Ma parlando dell’immenso patrimonio artistico siamo sicuri che sappiano veramente che cosa custodiscono in casa? Camminano di fretta, perché hanno sempre qualcosa da fare o forse sono semplicemente distratti. Abbiamo provato a sondare cosa conoscono dei monumenti più classici, ad esempio perchè il teatro alla Scala si chiama così? Risponde una signora: «Adesso non mi viene in mente... Scala deve essere un personaggio storico, un nobile milanese del passato, forse un barone». (Maria Teresa d’Austria fece costruire il teatro dopo l’incendio che il 26 febbraio 1776 aveva distrutto il teatro Regio ducale, antica sede delle rappresentazioni liriche. I palchettisti del Ducale si occuparono delle spese di costruzione in cambio della concessione del terreno dove sorgeva la chiesa di Santa Maria alla Scala, da cui il nome, e del rinnovo della proprietà di palchi). Passiamo al Duomo, indubbiamente il monumento più conosciuto, ma se volete sapere quante guglie svettano riceverete risposte multiple. Come quella di un signore di mezza età: «Il Duomo è molto grande, le guglie saranno trecento, trecentocinquanta almeno» (in realtà sono 135). Cambiamo zona, via Rovello. Ci imbattiamo in un residente: «Se conosco il chiostro del palazzo del Carmagnola? Mi hanno detto che è molto bello, vuole la verità? Abito a duecento metri da qui e non ci sono mai entrato». Altro gruppo, altra domanda, siamo in piazza Mercanti: conoscete il palazzo della Ragione? A che scopo veniva utilizzato? «Si fanno sempre un sacco di congressi qui, vedo molta gente», oppure: «Forse una volta era un museo» (edificato nel Duecento, ospitò il Comune fino alla seconda metà del Settecento quando Maria Teresa d’Austria lo trasformò in Archivio notarile, rimase tale fino al 1961; oggi ospita mostre contemporanee). La più divertente è stata la risposta di un ragazzo davanti alla scultura Disco di Arnaldo Pomodoro. Conosci questa piazza? Ti dice niente Pomodoro? «Mi sono domandato mille volte cosa fosse questo cerchio lì in mezzo. A me non sembra un pomodoro, che fantasia». Se vi capita di passare in Galleria vi accorgerete che un sacco di gente, se pur di fretta, trova il tempo per dare un colpo di tacco agli attributi ormai consumati del celebre toro. Ma nessuno, proprio nessuno si ferma a osservare nell'Ottagono centrale, oggi luogo privilegiato per eventi e installazioni, il pavimento dov'è situato il simbolo araldico dei Savoia; intorno ci sono gli stemmi di quattro fra le più importanti città italiane: il toro di Torino, la lupa di Roma, il giglio di Firenze e la croce rossa in campo bianco di Milano. E ancora quanti hanno visitato la casa di Alessandro Manzoni o il Palazzo della Ragione, Palazzo Isimbardi o Palazzo Marino? E quanti milanesi si trovano in fila davanti alla Basilica di Santa Maria delle Grazie per ammirare il Cenacolo Vinciano? Pochissimi, eppure ci sono turisti che per vederlo arrivano dall’altro capo del mondo. E l'Arco della Pace, il Castello Sforzesco, il Teatro alla Scala, la Rotonda della Besana, la Torre Velasca o le Colonne di San Lorenzo?. Se scendete nei dettagli scoprirete che i milanesi non li conoscono affatto.