La Milanesiana della discordia

L’interessante dibattito sui festival letterari avviato dal Giornale merita sicuramente un approfondimento e una riflessione ulteriore. La Provincia di Milano rivendica natura e ruolo della «Milanesiana», ideata dall’ex Presidente Ombretta Colli nel 2000 e divenuta, negli anni, un evento di rilevanza internazionale. E noi difendiamo «La Milanesiana» in quanto, grazie alla tenacia e capacità di Elisabetta Sgarbi, ha confermato negli anni ambizione e capacità di «far dialogare» le arti senza settorializzarle in un festival di sola letteratura o di solo teatro o altro. Letteratura, Musica, Cinema, Scienza, Arte e Filosofia: non rappresentano quindi solo il sottotitolo della manifestazione, ma la rappresentazione dinamica della sua molteplice identità.
Credo sia importante, inoltre, evidenziare anche il carattere inclusivo e non esclusivo della Milanesiana: se altri gruppi culturali o editoriali aspirano a proporre qualcosa di diverso o ulteriore, sono certo che Milano potrà trarne un vantaggio, senza andare a detrimento di nessuno.
Ma è sui contenuti, ribadisco, che tutti assieme dobbiamo focalizzare gli sforzi affinché venga proposta ai nostri cittadini, e soprattutto ai più giovani, un’offerta culturale plurale che sia nel contempo di qualità, scevra da faziosità e volgarità.
Una cultura che punti ad accrescere la conoscenza e la promozione di Valori unificanti della nostra Comunità Nazionale: Identità, Radicamento, Tradizione, Comunità, Appartenenza, senza i quali una Comunità non è in grado, a mio modo di vedere, di immaginare un futuro in un mondo ormai globalizzato; una Cultura che crei dibattito e non scontri ideologici, che sollevi interrogativi sul presente e sul futuro delle comunità e del mondo senza denigrazioni e delegittimazioni tra fazioni opposte.
Una Cultura che unisca e contribuisca alla crescita sociale, che non punti solo a «far cassa», che non sia solo di «élite», ma aperta a tutti; che infine, come suggerito da Luigi Mascheroni e Marcello Veneziani, sia in grado di pensare l’avvenire fuori dal determinismo del «pensiero unico», del conformismo imperante e del politically correct, aggiungo io.
Recuperare la centralità della cultura, il suo pluralismo, è garanzia di libertà e del rispetto delle differenze, nel pari rispetto e con la legittimazione reciproca in una comune cittadinanza culturale.
*Vice Presidente
e Assessore alla Cultura
della Provincia di Milano