La «Milanesiana» e il «Fatto» messo in riga da Mauri

Prendendo esempio da Panorama che non si è voluto privare di un’intervista al suo «padrone» Marina Berlusconi anche il Fatto ha dato un dolore a Travaglio, che ne è vicedirettore, intervistando con finto distacco ma in realtà in ginocchio, Stefano Mauri che ne è un importante azionista. Così, superando Panorama, realizza uno straordinario caso di concordia discors. Il 13 luglio aggredisce la Milanesiana, la dà per spacciata con malcelato compiacimento, evidenziato nel titolo e nell’esordio: «Bye bye Milanesiana»... «Si è conclusa la dodicesima edizione. L’ultima, forse». L’articolo di Andrea Scanzi è sgradevole e offensivo, fino alla deformazione del nome di mia sorella in «Sgarbina» e all’attribuzione di aggettivi come «inelegante», con inutili riferimenti alla mia presenza, ovviamente criticata, e citando commenti di Marcello Corvino, produttore teatrale di Shel Shapiro, che non era presente, in perfetta contraddizione con il suo assistito che mi ha salutato affettuosamente. A Corvino, per denigrare, Scanzi attribuisce la valutazione negativa della serata come un insuccesso per la presenza di 300 persone quando erano in realtà (paganti) 800. E, per non farsi mancare nulla, argomenta la superfluità della Milanesiana, affermando che «a Milano esiste già Officina Italia di Carlo Bertante e Antonio Scurati»; dimentica che la manifestazione è nata molto dopo la Milanesiana quando io ero assessore alla Cultura a Milano e Scurati venne da me per chiedere di finanziarlo, come feci. Ma, ciò che è stupefacente è che dopo questa aggressione lo stesso giornale pubblichi l’intervista a Mauri che smentisce tutto, ristabilisce la verità con eleganza ed equilibrio e mette a posto il giornale di cui è azionista. Fingendo con abile mossa di essere parte offesa e di osservare la situazione culturale milanese con distacco, la incaricata della palingenesi (e della intervista a Mauri), Silvia Truzzi, ribalta le carte in tavola. Apre scrivendo che «il Giornale attacca il Fatto e altri giornali democratici, fin qui nessuna notizia compresa le contumelie. Se il Giornale esistesse gli risponderemmo». Io ritengo il trattamento riservato a me e a mia sorella gravemente offensivo, e non intendo tacerlo né accettare che la puntuale intervista di Luigi Mascheroni sia trattata con disprezzo. Si tratta di dialettica di opinioni ma appare sorprendente la valutazione completamente diversa del Fatto nell’intervista a Mauri, che dichiara fin dal titolo: «Mai criticato la Milanesiana». Dev’essere molto potente oltre che intelligente Mauri se, per la seconda volta ristabilisce la verità. Così come fece con una lettera (parzialmente tagliata) dopo un altro attacco durissimo alla Milanesiana su Repubblica. Non posso che ringraziarlo di questa funzione che a qualcuno come Travaglio potrebbe apparire di «censura padronale» e a me appare invece di pompiere, perché non ci sono padroni e servi quando la verità viene ristabilita. E l’altroieri il Fatto ha dovuto riconoscerlo. Cosa dovremo pensare? Semplicemente che la verità è una, e che se a seguire uno spettacolo erano 800 non erano 300, per questo non occorre il padrone ma l’onestà intellettuale. Non credo che Travaglio, vicedirettore del Fatto, abbia nulla da obiettare.