Milano, 1° maggio con stupro: violentata al parco dopo il corteo

MilanoAll’inizio sembravano delle effusioni, un po’ spinte magari, tanto che qualcuno le aveva anche immortalate con i cellulari. Poi alcuni ragazzi hanno capito che quella ragazza tra le braccia del nordafricano era svenuta, sembra per il troppo bere e fumare: dunque nessun trasporto amoroso ma violenza sessuale bella e buona. E sono intervenuti, con decisione, tanto che le forze dell’ordine hanno faticato per strappare l’immigrato dalle mani della folla inferocita. L’aggressione è infatti avvenuta nientemeno che davanti palazzo Sforzesco, pieno centro, dove centinaia di giovani si erano concentrati per seguire il «May Parade».
Lei, la vittima, ex studentessa universitaria romana di 23 anni, era arrivata a Milano in treno con alcune amiche e amici verso le 14.30. Tutti insieme avrebbero dovuto partecipare al mega raduno organizzato per la Festa del Lavoro dalla variopinta galassia che fa riferimento all’area antagonista. Il corteo era partito da piazza XXIV maggio poco dopo le 15 ma la ragazza aveva ben presto perso contatto con il resto della sua compagnia. Aveva continuato a sfilare insieme ad altri 20mila manifestanti, tanti ne hanno contati le forze dell’ordine, fino a palazzo Sforzesco dove sarebbe iniziato il concertone. Ma la giovane romana nel frattempo aveva un po’ ecceduto nel bere, e forse anche nel «fumare». Così, arrivata verso le 17 davanti al Castello è crollata priva di sensi sullo prato a fianco della grande fontana.
Dopo un paio d’ore spunta Ibrahim Faruk Adly Holim, egiziano curiosamente albino di 23 anni, clandestino, incensurato, in Italia nel 2008. Appena la vede si avventa come un avvoltoio alzandole la gonna e iniziando a palpeggiarla, incurante delle centinaia di persone che gli stanno attorno. E la gente inizialmente scambia l’aggressione come effusioni un po’ troppo spinte tra due fidanzati. Qualcuno la prende sul ridere e scatta delle foto, in ricordo di quei due giovani «trasgressivi». Con il passare dei minuti appare però chiaro che la ragazza «non ci sta». È un fantoccio tra le mani dell’egiziano, con la testa che le ciondola da una parte all’altra. Così la folla inizia a rumoreggiare per poi avventarsi sul nordafricano dando via a un vero e proprio tentativo di linciaggio.
Gli organizzatori dell’evento si rendono conto del parapiglia, intervengono, bloccano l’egiziano per consegnarlo alle forze dell’ordine. Che faticano non poco a portarlo via: devono strapparlo a forza dalle mani di decine di persone che vogliono fare giustizia sommaria. Il clandestino finisce a San Vittore, la sua vittima in pronto soccorso. Dove arriva ancora priva di conoscenza: si sveglierà solo in tarda serata cercando di capire dove si trovasse e perché.