Milano, 32 avvisi di garanzia «Cartelle cliniche truccate»

IPOTESI Per i magistrati alcune prestazioni già pagate non sarebbero mai state effettuate

MilanoQuando i finanzieri gli fecero visita per la prima volta, diversi anni fa, «Sua Sanità» allargò le braccia. «È come avere diciotto figli - disse - non posso sapere cosa fanno tutti». Diciotto, come le cliniche su cui ha costruito il suo impero. E ieri Giuseppe Rotelli, il «reuccio» degli ospedali convenzionati della Lombardia, le Fiamme gialle le ha viste arrivare un’altra volta. Un nuovo avviso di garanzia. Ancora per truffa al Sistema sanitario nazionale. Nel mirino della Procura di Milano, questa volta, finisce l’istituto ortopedico Galeazzi. Uno dei satelliti della galassia «San Donato», il più importante gruppo ospedaliero italiano. L’enorme cassaforte di famiglia.
Cartelle cliniche truccate. Drg (Diagnosis related group), le schede di dismissione ospedaliera, modificate per gonfiare i rimborsi della Asl. Diverse centinaia, sulle 2mila prese in esame dagli inquirenti. In totale, il Galeazzi tra il 2004 e il 2007 avrebbe ottenuto indebiti versamenti per oltre 2 milioni di euro, la cifra sequestrata dai finanzieri. Prestazioni mai effettuate ma pagate dal servizio sanitario nazionale, e che sarebbero state svolte nei reparti di dermatologia, chirurgia maxillo-facciale, ortopedia e traumatologia. E tutto grazie a un numero: «864», un codice che qualifica gli interventi da sala operatoria, con tanto di équipe medica e lungodegenza del paziente. Così, i pm Letizia Mannella e Sandro Raimondi - già titolari di un’altra inchiesta sulla clinica San Donato, da cui nasce questa nuova indagine - hanno notificato 32 avvisi di garanzia per truffa e falso a medici, dirigenti di primo e secondo livello, personale amministrativo di vari reparti. Tra questi, anche cinque inviti a comparire: si tratta del sovrintendente della clinica, del direttore sanitario, dell’amministratore delegato, del responsabile del reparto di dermatologia e di un primario che tra una settimana dovranno presentarsi davanti al gip Vincenzo Tutinelli. La Procura, infatti, ne aveva chiesto l’interdizione dagli incarichi.
È una torta che fa gola, la sanità convenzionata. Nel luglio scorso, l’arresto di Ottaviano del Turco, accusato di associazione per delinquere, truffa, corruzione e concussione. Quarantotto ore fa è toccato a Gianpaolo Angelucci, imprenditore romano, altro «signore» delle cliniche, finito ai domiciliari per truffa. Ora, l’ultima tegola cade sulla testa di Rotelli. Il cui nome, per la verità, è noto da tempo agli uffici della Procura milanese. Luglio 2008, il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza (che ha nel mirino anche l’istituto clinico Sant’Ambrogio e la San Siro) presenta 23 avvisi di garanzia alla San Donato, struttura di proprietà dell’imprenditore. Le accuse, falso ideologico e truffa aggravata. Il giudice, in quell’occasione, parlò di «un quadro desolante», di «indizi assolutamente univoci», di una pratica - quella dei rimborsi gonfiati - «pressoché costante», e di costi anche «trenta volte superiori a quanto effettivamente dovuto». Stesso schema, a distanza di sette mesi, che gli investigatori avrebbero scoperto al Galeazzi. Dalla clinica - per voce dell’avvocato Marco De Luca - replicano duramente. «Contestiamo ogni addebito in radice, ritenendo di aver agito nel più assoluto rispetto delle regole. Rispetto alle contestazioni e sequestri iniziali di oltre 90mila cartelle l’ipotesi accusatoria è stata drasticamente ridotta a poche centinaia» di Drg.
Per «Sua Sanità» (i cui interessi sconfinano nell’editoria, grazie a una partecipazione al capitale sociale di Rcs Mediagroup Spa, oltre alla quota di minoranza in Eurovision, holding che controlla i canali Telelombardia, Antenna 3 e Canale 6) è l’ennesimo guaio giudiziario. Il suo enorme regno (17 cliniche in Lombardia, una in Emilia Romagna, oltre 3.950 posti letto, 8mila addetti, 1.800 medici, 2,2 milioni di pazienti ogni anno e un fatturato nel 2007 di 752 milioni di euro che fanno del gruppo il leader in Italia e uno tra i primi in Europa) finisce sotto inchiesta, pezzo dopo pezzo. È come colpire la radice della sanità convenzionata lombarda. Perché Rotelli, classe 1945, due volte presidente del Comitato regionale per la programmazione sanitaria della Lombardia, uno degli estensori del Piano ospedaliero regionale (1974) e coordinatore dei lavori per il primo progetto di Piano sanitario lombardo, è da 28 anni guida del Policlinico San Donato. Anni in cui i suoi 18 «figli» sono cresciuti a dismisura. Nutriti - e generosamente - anche dal denaro pubblico.