Milano a 7 stelle: l’hotel da mille e un desiderio

Dormire costa da 800 a 4000 euro: e c’è un maggiordomo per ognuna delle 25 suite

da Milano

Chi si aspetta di trovare l’ennesima essenza del lusso qui non trova soddisfazione. Se, per lusso, si intendono cose del tipo: una strabiliante beauty farm, un affaccio con vista a 360 gradi su qualche incantesimo della natura, una piscina privata ad ogni piano. Il «Town House», il nuovo albergo a sette stelle inaugurato in Galleria Vittorio Emanuele a Milano - il primo sette stelle d’Europa - per lusso intende un’altra cosa. Una «cosa» più milanese, ossia - hanno detto - più «discreta» e «garbata», che segue principalmente un motto: qui ogni desiderio verrà esaudito.
Per fare questo c’è un piccolo esercito di maggiordomi, uno per ognuna delle venticinque suite. Caratteristiche: discrezione, attenzione, efficacia. A loro è principalmente demandata la comodità degli ospiti che potranno cenare a qualsiasi ora del giorno e della notte, potranno farsi fare un paio di scarpe artigianalmente, potranno avere la certezza di avere un palco alla Scala. Potranno chiedere e ottenere. Anche scegliere e far modificare gli arredi della stanza se non sono di loro gusto, avere gioielli in affitto, Bentley a disposizione, il personal shopper. Il vero lusso qui è questo: per avere quello che vuoi basta desiderarlo. Impegnativo. Ed ha il suo costo: dagli 800 euro ai quattromila, a seconda della suite, dai venti ai quaranta metri quadri. Ma sono accorpabili, fino a diventare anche un unico grande appartamento che spazia sopra l’Ottagono. I dettagli sono ancora in via di definizione, perché l’albergo è stato inaugurato ma non è stato ancora aperto. I primi ospiti arriveranno a febbraio, eccellenze del mondo della cultura e dell’arte. Poi il via ufficiale il 7 marzo. Così il taglio del nastro ieri è avvenuto tutto fuori dal lussuoso hotel, diciamo nel suo «salotto». Ossia in Galleria.
Nessuno ha potuto ancora salire nelle prestigiose suite. I lavori sono durati un paio di anni per un costo di dieci milioni di euro. È di proprietà della famiglia Rosso (quella della Francorosso per intendersi) che al Comune paga un affitto di cinquecentomila euro all’anno. Ecco perché non stupisce quando l’assessore al Demanio del Comune Gianni Verga dice «mi piace fare gli onori di casa». All’inaugurazione c’erano il presidente della Regione Formigoni, il sindaco Letizia Moratti. «È un albergo degno di una città come Milano», ha ringraziato Alessandro Rosso che ha confessato come la sua avventura sia cominciata per caso. Da un cartello «affittasi» che campeggiava in Galleria, dal desiderio di farci gli uffici e, da lì, il passo è stato breve. Il progetto è stato affidato all’architetto Ettore Mocchetti, direttore di Ad, che spiega di avere prestato attenzione a un minuzioso restauro, sostenuto anche dall’occhio vigile della sovrintendenza. I pavimenti sono quelli originali in rovere, le finestre non sono state toccate. «È la Galleria che ha comandato la ristrutturazione - racconta l’architetto - ed è la Galleria che diventa il vero salotto di ogni suite. Ognuna delle 25 suite ha l’affaccio sull’Ottagono. Ognuna è diversa dall’altra». È «modernista» con pezzi di design accuratamente selezionati e, lungo i corridoi, un’esposizione di opere d’arte che verrà continuamente rinnovata. Alle pareti ci sono immagini di Milano. «Non un albergo come Dubai», ha concluso l’architetto. Ma proprio milanese. Anche nel colore. Che è grigio. Un grigio studiato per mesi e che non si fermerà alle 25 suite. L’idea è già di ingrandirlo fino ad arrivare in piazza Scala.