Milano acrobatica, patria degli skater sulle rotelle volanti

I ragazzi planano tra balzi e discesoni di cemento come surfisti tra le onde del Pacifico. La scena si svolge al Parco Lambro ma lo spettacolo è avvincente come se si svolgesse nelle acque della California. Avvincente e silenzioso: lo skateboard è pur sempre uno sport estremo ed esige concentrazione. Qui, nello skatodromo vicino a via Feltre, una quindicina di giovani, età media 16 anni, si sfida tra andature nose o tail - usando cioè la parte anteriore o posteriore della tavola - e carvando a più non posso; termine anche questo appartenente al ricco vocabolario dei rider, ricavato dall’inglese to carve, tagliare, scolpire, e che indica l’andatura più scenosa e signorile dello skate.
Ragazzi come tanti, soprattutto studenti, che si trovano più volentieri qui che a far flanella nei bar dei centri commerciali. Niente bande giovanili, niente urla, spintoni o parolacce ma solo divertimento puro. Come Giulio, 19 anni, forse il più grande della comitiva, che per allenarsi in santa pace, quando può infila la sua tavola in macchina e da Alessandria raggiunge il Parco Lambro. «Skateo da sette anni, ma ho ancora molto da imparare. Il bello di questo posto è che c’è chi porta musica, chi l’occorrente per fare una grigliata. Insomma, è sempre una bella occasione di aggregazione spontanea». Giulio non è il solo a raggiungere il Parco Lambro da fuori Milano: pare che questo spot (altro termine che in gergo indica il luogo dove si skatea) sia molto apprezzato dagli appassionati di mezza Italia. È un vascone vuoto di cemento con sponde arrotondate di altezza variabile, dotato di un’isola e di una penisola dove fare i numeri imposti da questo sport che il Comitato olimpico internazionale vorrebbe portare ai Giochi di Londra del 2012.
Oltre alla pista del Parco Lambro, Milano ha tanti altri luoghi altamente skateabili: una vera e propria città nella città che dallo scorso febbraio ha anche la sua cattedrale. È il Trinity Park in via Cevedale al 5: una struttura indoor unica nel suo genere in Italia e aperta anche agli appassionati di roller e bmx - una forma estrema di ciclocross - con 1200 metri quadrati di rampe, chicane, ostacoli, sponde, rettilinei, ollies e trip. Un successo immediato: «Oggi - dice Mimmo, il simpatico gestore del bar interno - abbiamo già 700 associati dai 10 ai 45 anni che per cinque euro possono entrare e svagarsi tutto il santo giorno».
Ma in città ci sono anche scale, ringhiere, muretti, piani inclinati: tutte strutture alle quali noi, passanti frettolosi, non badiamo ma che per i rider rivestono una importanza vitale. Come la scalinata nel sottopassaggio della stazione Fs di Lambrate che gli skatenati della rincorsa e degli atterraggi mozzafiato si contendono. «Un altro posto davvero okay - dice Riccardo, 17 anni, incontrato proprio in stazione - è alla Bicocca, nella nuova piazza della Scienza di fronte alla stazioncina Greco-Pirelli: là c’è di tutto». Una veloce verifica consente di contare 12 paia di panchine in cemento, gradinate con muretti da agganciare, ostacoli da saltare, piani inclinati e spigoli vivi da grindare ossia da affrontare usando i trucks, la parte in metallo tra le rotelle dello skate. È così anche al vecchio skatepark di Gratosoglio in via Saponaro, d’estate a rischio zanzare, e a quello dell’Idroscalo, a pochi metri dall’acqua e raggiungibile col bus numero 73. Fa gola anche lo spiazzo di fronte alla Stazione Centrale: «È uno spot da paura - dicono in coro - con un sacco di ostacoli, muretti, cordoli e tutto quello che serve per esibirsi al meglio».
Già, il bisogno di esibirsi: è questo uno degli aspetti fondanti nella filosofia dello skateboard: «Del resto - afferma il sociologo di turno - l’esibizione è una forma di comunicazione e questi ragazzi cercano di insegnarci che la vita può essere lieve anche negli ambienti urbani più degradati».
Ma la fantasia dei giovani rider milanesi non risparmia nemmeno il centro cittadino: «Questo è un posto storico dello skate - dice Kevin, 15 anni, casualmente incrociato sulla sua tavola a rotelle in piazza Borromeo -. Guarda quei tre scalini: uno sballo da saltare e da grindare; e poi li vedi quei muretti, quelle belle panchine alte di marmo e quella salita là in fondo? Beh - conclude - cos’altro si può volere dalla vita?».