Milano, altre due cliniche nel mirino

Dopo la Santa Rita, altre due cliniche milanesi finiscono al centro delle indagini: l’istituto San Siro e la casa di cura San
Pio X. I pm stanno indagando su interventi per emorroidi catalogati come operazioni all'intestino. Il sottosegretario alla Salute: <strong><a href="/a.pic1?ID=268490">&quot;Più controlli sulle cartelle cliniche&quot;</a></strong>

Milano - L’inchiesta sulla sanità privata milanese dei pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano accellera. Il settimanale Panorama nel numero in edicola domani afferma infatti che "dopo la casa di cura Santa Rita, i magistrati si starebbero concentrando su altre due cliniche, l’istituto San Siro, del gruppo ospedaliero San Donato, e la casa di cura San Pio X, gestita dai frati camilliani". In particolare, sarebbero due i tipi di interventi sotto inchiesta, "quelli per le emorroidi e quelli di chirurgia estetica sui malati di hiv". "Alla clinica San Pio X ci sarebbero 13 indagati, accusati di associazione per delinquere e truffa aggravata", scrive ancora Panorama.

Costi maggiorati Per il settimanale "curare i sieropositivi consentirebbe di chiedere rimborsi cospicui alla Regione, in questo caso intorno ai 6mila euro, secondo i consulenti dell’accusa, il costo reale dell’intervento dovrebbe essere di circa 500 euro e non richiedere il ricovero. Le operazioni di questo tipo, solo alla San Pio X, sarebbero state circa 7mila. Ma la vera novità che coinvolge sia l’istituto clinico San Siro sia la San Pio X - prosegue il settimanale - sta negli interventi per le emorroidi, nelle due cliniche sotto inchiesta questo tipo di operazione sarebbe stata catalogata quasi sempre come un ben più complesso intervento all’intestino crasso, consentendo rimborsi di circa 11mila euro invece che meno di 2mila. Alla San Pio X sarebbero state circa 3mila le operazioni realizzate secondo questa procedura".

Gli interrogatori Sono cominciati, davanti al gip Micaela Curami, gli interrogatori di garanzia dei medici ai domiciliari. Il primo ad essere sentito è stato il dottor Renato Scarponi, che ha risposto alle domande del magistrato. Toccherà poi ad altri sei "camici bianchi" essere ascoltati dal gip. Nel frattempo, i pm, Tiziana Siciliano e Grazia Pradella, interrogheranno altri cinque anestesisti della casa di cura, dopo quelli di ieri. Intanto, nell’ufficio dei pm titolari dell’inchiesta, continuano ad arrivare telefonate di presunte vittime del bisturi di Pier Paolo Brega Massone, in carcere con l’accusa di omicidio aggravato dalla crudeltà, e degli altri sanitari della struttura.

Scarponi: "Ho obbedito ai vertici" Durante l’interrogatorio di garanzia, Renato Scarponi, uno dei medici arrestati con l’accusa di truffa al sistema sanitario nazionale nell’ambito dell’indagine sulla clinica Santa Rita, ha detto di aver obbedito, nei suoi comportamenti, a quanto gli imponevano i vertici della struttura sanitaria. In particolare, le responsabilità delle truffe sarebbero state, secondo Scarponi, dei direttori sanitari, Gianluca Merlano e Maurizio Sampietro, e del proprietario Francesco Paolo Pipitone.

Un altro medico: "Ho capito troppo tardi" Marco Pansera, uno dei chirurghi dell’equipe di Brega Massone, ha spiegato al gip di non aver avuto il minimo sospetto, al tempo degli interventi, che quelle operazioni "potessero non avere giustificazione". Solo in seguito, quando l’Asl, a novembre, effettuò un controllo sulle cartelle mediche capì che qualcosa non andava.

Donna con emorragia, chiamato il 118 In rivolta pazienti e familiari molti dei quali, a gran voce, chiedono il trasferimento dalla clinica Santa Rita verso altre strutture. E così mentre i reparti vanno svuotandosi, ieri sera è stato chiuso anche il pronto soccorso, in funzione solo per estremi casi di gravità e in realtà inattivo. Rarissimi i pazienti che si sono presentati nella notte, tutti dirottati su altre strutture. Tra questi anche un "codice rosso" che segnala le urgenze gravi: una giovane cinese con sospetta emorraggia interna. Dopo una visita, gli stessi sanitari del pronto soccorso, non potendo intervenire a seguito delle disposizioni ospedaliere, sono stati costretti a chiamare il 118 che ha provveduto a trasportare la ragazza all’ospedale di Niguarda.