A Milano aprono le sfilate ma Gucci fa festa a Firenze

(...) Nel pomeriggio è stata la volta di Burberry che ha organizzato una visione dello show in diretta da Londra nel negozio di via Pietro Verri. Ieri gli appuntamenti avevano un ritmo incessante: dall'inaugurazione del primo negozio monomarca Pirelli P Zero a quella del nuovo concept store Sisley in Galleria Passerella con Alessandro Benetton a fare gli onori. Sempre ieri c'è stato il debutto in passerella del marchio Braccialini e il dinner party della stilista Elisabetta Franchi per presentare una collezione ispirata alle fashion blogger che nella maggior parte dei casi applicano alla moda il principio del «famolo strano» di Verdone.
La prima sfilata in calendario oggi è Simonetta Ravizza, storico marchio di pellicceria meritatamente approdata alla moda in generale. Prosegue Angelo Marani a mezz’ora di distanza da Elena Mirò, il marchio delle taglie morbide assurdamente escluso dal gran ballo delle tendenze come se vestire la donna reale con le sue belle curve più o meno pronunciate non fosse altrettanto importante del vestire la donna ideale degli stilisti. Subito dopo sfila anche Kristina T, un marchio che sulle passerelle di New York farebbe urlare al miracolo, mentre qui da noi non viene nemmeno preso in considerazione perché secondo i soloni del cosiddetto tavolo della moda «fa soprattutto lingerie». Dello stesso segno l'esclusione di Fisico e di Parah che invece sfilano eccome con tante scuse per il programma ufficiale. Come se questo non bastasse lunedì pomeriggio alle 16, in contemporanea con la sfilata di Normaluisa, parte un treno speciale per Firenze dove Gucci inaugura il proprio museo in contemporanea con la festa per i 90 anni del marchio. Inutile dire che i malumori si sprecano e non solo da parte di Normaluisa perché quel giorno sfilano anche Giorgio Armani, Roberto Cavalli, Gianfranco Ferrè e DSquared2: marchi che a buon diritto rivendicano tutta l'attenzione di stampa e compratori.
«In America e in Francia non avrebbero mai fatto una cosa del genere - dicono gli addetti ai lavori italiani - da noi ciascuno pensa al proprio orticello e se ne infischia dei problemi altrui». Abbiamo girato la lamentela a un portavoce della maison che ci ha risposto: «L'apertura del Museo è un evento unico nella storia di un marchio e di un'azienda, abbiamo deciso di farla coincidere con il nostro 90simo anniversario. Non è soltanto un evento Gucci - è una celebrazione del successo del made in Italy nel mondo e un riconoscimento alla nostra città di origine, Firenze». Inevitabile a questo punto far notare che in un modo o nell'altro viene penalizzata Milano che di fatto perde un giorno e mezzo di sfilate. «Ci siamo coordinati in modo costruttivo con Camera Nazionale della Moda Italiana per minimizzare l'impatto sulla fashion week milanese - rispondono da Gucci - abbiamo anche collaborato con Trenitalia per mettere a disposizione degli ospiti che arriveranno da Milano un servizio di trasporto adeguato. Per non causare disagi alle maison che sfileranno il 26 settembre e agevolare il lavoro dei giornalisti che devono seguire le sfilate è stato creato un servizio di navette/minivan per e da Firenze in base alle esigenze dei singoli. È stato stipulato un accordo con Trenitalia che prevede una connessione wireless sui vagoni “Gucci” per facilitare il lavoro dei giornalisti». Sarà, ma visto lo spiegamento di forze impiegato, non era il caso di organizzare tutto questo in un periodo meno frenetico, per esempio a novembre. La risposta a questo punto è abbastanza secca: «Ci preme ricordare che Gucci, due anni fa, ha preso l'impegno di aprire la settimana della moda donna di Milano, per favorire la creazione di un calendario forte e stabile, assumendosi il rischio della scelta». Siamo alle solite, quindi, nessuno fa niente per niente e tutti fanno quel che pensano sia meglio fare per sé. Peccato che i momenti non siano facili per nessuno. E chi paga alla fine siamo noi, perché la moda con tutti i suoi difetti e problemi, resta la seconda voce in attivo della nostra bilancia dei pagamenti, una risorsa nazionale.