LA MILANO ARANCIONE

Alla fine li tiene in piedi il «grillino». Nelle maratone notturne che il Consiglio comunale dedica al Bilancio la maggioranza ha potuto contare finora su un sostegno inaspettato (ma neanche tanto), quello di Mattia Calise, che in un passaggio cruciale, con Manfredi Palmeri ha garantito il numero legale. Come sembra lontana la campagna elettorale. Beppe Grillo prometteva sfaceli: con «una trentina di questi ragazzi in Parlamento, con queste tecnologie - prometteva - sono finiti». Il guru genovese in piazza Duomo guardava il ragazzo con un’aria atteggiata a estasi e meraviglia. Lo aveva scelto come candidato sindaco del «Movimento Cinque Stelle», in corsa contro tutti. Il riccioluto studente di Scienze politiche - spiegò - è stato scelto proprio per l’inesperienza, «perché un ventenne è limpido, non fa intrallazzi». Insomma, come nella migliore tradizione delle utopie rivoluzionarie, la sua giovane età per gli «indignados grillini» lo aveva preservato dalla contaminazione con il sistema. Il ragazzo, studente al secondo anno di Scienze politiche alla Statale, si mostrava adatto alla parte, dichiarandosi «appassionato e studioso di democrazia diretta e della sua applicazione con il web 2.0, fautore del consumo critico, viaggiatore consapevole». Insomma, sotto quel cespuglio di capelli neri, e dietro quel sorriso simpatico, c’era un potenziale granello di sabbia in grado di inceppare gli ingranaggi del sistema. Quale sistema? Stringi stringi i grillini non fanno altro che riproporre l’analisi radicale sulla partitocrazia. Ma lo fanno con queste suggestioni - e illusioni - che evocano una nuova democrazia «vera» fatta di decisioni tutte tecniche, immediate e condivise: «Porterà tutti i cittadini nelle istituzioni attraverso facebook e twitter» profetizzava Grillo di Mattia. E Mattia assicurava che lui sarebbe stato solo il «terminale» del movimento, e nelle dieci domande con cui si candidava a portavoce garantiva che in aula, se nel corso di qualche Consiglio comunale fosse saltato fuori qualcosa di imprevisto da votare, sarebbe stato «sempre collegato via web con i coordinatori dei gruppi tematici e di lavoro, in modo da poter consultare istantaneamente le loro competenze e posizioni». Un Grande Fratello al contrario, dove sono i militanti, ovviamente quelli che hanno competenze e strumenti tecnologici, a controllare il politico. Ma il «ragazzo - avvertiva Marco Pannella - potrà essere il migliore di tutti, ma non ha nessuna esperienza istituzionale». La Moratti al contrario, non percependolo come un gran pericolo, lo vezzeggiava in un confronto tv: «Mattia è un ragazzo autentico, pulito, mi piace confrontarmi con le persone vere anche se hanno idee diverse». Ora, a due mesi dalle elezioni, qualche osservatore prevede una «staffetta» con il primo dei non eletti del Movimento, i colleghi navigati lo osservano e lo vedono «timido» o «spaesato». E qualcuno si chiede: «Ma che fine ha fatto Calise?». O meglio: che fine ha fatto la rivoluzione grillina?