MILANO ALLA BELLA

Calabria e McCullough trascinano la squadra di Lardo alla quinta partita domani a Treviso. Nei veneti la serata negativa di Bulleri inaridisce tutte le fonti del gioco

Oscar Eleni

Uomini contro e McCullough sembra sapere che in casa Olimpia vorrebbero offrire, forse lo hanno già fatto, un triennale ricchissimo a Bulleri (850 mila euro a stagione), per cui lo sfida, lo manda fuori giri, fuori campo per falli, protagonista per i punti segnati 21, per il gioco che ha costruito, per una vittoria, 69-58, che, se anche dovesse essere congedo per l’Armani, vale come capitale sociale per guardare anche verso l’Europa. Domani a Treviso la bella.
Un anno dopo aver rischiato di sparire, Milano festeggia la sua resurrezione costruendo la seconda arcata del ponte che porta a gara 5 in questa semifinale dove la Benetton, cambiando legno, sembra uno di quegli asparagi bianchi che mutano colore quando c’è troppa luce. Si va alla quinta. Era difficile prevederlo, ma l’impresa è sicuramente di Milano che ha infierito sulle debolezze genetiche di un’avversaria che non fa quasi mai un contropiede, sulla delicata situazione del centrocampo dove l’unico architetto è Bulleri, mentre gli altri, considerando gli infortuni, sono tutti capimastri che si adattano al ruolo in un cantiere dove manca, lontano dalla Marca, lo spirito per andare oltre soluzioni banali: anche ieri sera 58 punti segnati contro i 69 di Milano, con le linee di passaggio sempre intasate, un gioco noioso, non sorretto da una difesa di quelle messiniane.
Lino Lardo guarda Ettore Messina spiegandogli che non è ancora tempo per sentirsi imperatore nella città proibita delle finali. Ha ragione lui, ha avuto ragione Milano andando dietro alla concretezza del McCullough che ha segnato 21 punti, servito assist, difeso bene, chiudendo con una valutazione di +27, scoprendo che Dante Calabria ha il suo artiglio per il Forum, 19 punti anche con un 5 su 14 al tiro, tenendo ben accese le luci su Singleton che ieri non era ispiratissimo, primo canestro nel terzo quarto, ma appena ha sentito il gusto del miele è tornato vivo con 10 rimbalzi doc, su Joseph Blair che sta finendo davvero bene la stagione. Per Milano la pece sulle mani di Mario Gigena che incolla tutto, la corona di lauro su quella pelata del Sasha Djordjevic che ha il senso artistico dei cigni che non vogliono davvero morire senza aver goduto tutto, anche se lui già pensa a un futuro da manager, Milano, magari Bologna, magari in Spagna. Sul ponte che riporta alla porta Santi Quaranta anche il tedesco Schultze, in una battaglia dove Treviso ha girato il rapporto di forza a rimbalzo quando ormai era tardi, quando le 18 palle perse erano diventate un cilicio doloroso per il senso del gioco che ha Messina esterrefatto davanti ai 5 palloni buttati dal Bullo, alla serata assolutamente anonima di Marlon Garnett, 1 punto, 2 tiri in tutto e anche sbagliati, come gli capita quando vuol farsi dire che è nel carattere il suo problema. La stessa cosa si può dire per Sisdkaukas, 1 su 6 al tiro, ombra su ombra. Mai dentro la sfida Andrea Bargnani, confuso dalla confusione dei veterani mentre Goree, fra rimbalzi (9), insieme a Marconato (8) e attacchi si è ritrovato un ruolo importante anche se adesso non ci prende più da lontano.
Milano la sua festa nel giorno in cui si sono festeggiati i 73 anni di Gamba (li compirà oggi), nella notte dove non c’erano Armani e Galliani, ma si è rivisto Ottavio Missoni insieme ai 10500 che sono il muro del pianto contro il quale vanno ad appoggiare la testa gli avversari dell’Olimpia. La chiave di volta il primo quarto, con Treviso a 13 punti, poi la spinta forte nel terzo tempo, prima che il sale entrasse nei muscoli di tutti per un ultimo tempo da 12 a 10 che continua a non soddisfare il palato degli affezionati allo spirito scarpette rosse, ma di sicuro la voglia di godere del nuovo popolo biancorosso.