«Milano capitale della Cultura»

M assimo Zanello, professione assessore alla Cultura della Regione Lombardia. Dopo l’uscita di scena di Vittorio Sgarbi, i milanesi hanno imparato a vederlo in prima fila nella programmazione sia del classico che del contemporaneo. Dalle rassegne sul rock emergente europeo al circuito delle «Case-museo» di Milano fino alla presentazione, oggi, della Festa del Teatro: 250 eventi in tutta la provincia.
Assessore, dopo le raffiche di festival di quest’autunno i cittadini sono un po’ confusi. Chi fa la politica culturale in questa città?
«È indubbio che oggi a Milano esiste una pluralità di proposte da parte di soggetti sia pubblici che privati e questo può disorientare qualcuno. Infatti tra gli obbiettivi su cui io e il sindaco Moratti siamo in perfetta sintonia c’è un tavolo comune per coordinare progetti e anche fondi».
A proposito di progetti, quale obiettivo le sta più a cuore?
«Diversi. Nell’arte, stiamo avviando un accordo di programma con Comune, Provincia e Camera di Commercio sulla governance del futuro museo del contemporaneo che sarà pronto nel 2010».
È sicuro?
«Sì, e chi rema contro sbaglia. Solo qui si ha il terrore del nuovo che avanza, all’estero gli architetti fanno progetti avanguardistici e nessuno fiata».
Passando avanti, uno dei suoi cavalli di battaglia è il federalismo culturale. Quest’estate ha fatto varare una legge quadro che istituisce un Fondo unico per lo spettacolo e dovrebbe dare «una spallata a Roma». Ci crede davvero?
«Assolutamente sì e ce lo insegna la storia. Sul piano culturale le cose migliori questo Paese le ha partorite prima dell’Unità, basti pensare all’arte del Rinascimento o alla Divina Commedia. Ancora oggi, le proposte più interessanti non vengono da “Roma” ma dalla provincia italiana».
In che modo la sua legge migliorerà le cose?
«Nel Fondo unico regionale confluiranno le risorse stabilite annualmente dalla Giunta. Il che vuol dire che appena il governo trasferirà alle Regioni le competenze in materia di spettacolo come prevede la Costituzione, non ci saranno più scuse per impedirci di gestire i programmi in autonomia».
Quando potrete gestire le risorse cosa farete?
«Il mio obbiettivo è favorire al massimo le enormi potenzialità del territorio, soprattutto quelle giovanili. Questa legge prevede incentivi per le realtà che producono nuovi talenti. Milano è sempre stata la capitale della creatività».
Quali sono i settori su cui vuol puntare?
«Non ce n’è uno soltanto, perché la specificità di Milano è proprio nell’interdisciplinarietà di cui Leonardo da Vinci è l’esempio principe. Nel futuro mi piacerebbe una Milano capitale della multimedialità intesa anche come arte. Ma non solo. Vorrei una maggiore sinergia tra cultura e impresa. Conosco molti privati che vorrebbero investire, ma non sanno né come né dove».
Secondo lei un assessore alla cultura dev’essere un tecnico o un politico?
«Un politico, cioè deve dare linee guida ma limitarsi a coordinare e ottimizzare le risorse esistenti. Eppoi la politica in Italia va svecchiata: pensi, Obama ha solo due anni più di me».