Milano capitale dell'editoria. Con il boom dei giornali «etnici»

In città attive due-terzi delle aziende lombarde, un sesto di quelle nazionali. E le testate degli immigrati sono cresciute del 9 per cento in un anno

Milano capitale italiana dell'editoria. È sempre stato così, perlomeno dagli anni Ottanta. Eppure, in un momento certo non facile per il comparto tra «buchi» di bilancio, pubblicità al lumicino e la presunta «fuga» dei lettori, c'è un microsettore che invece continua a crescere a tassi esponenziali. Si tratta dei giornali e delle riviste etniche: a Milano nel terzo trimestre del 2008 sono state censite 60 imprese individuali, in crescita del 9 per cento rispetto all'anno precedente e del 15% se si considerano gli ultimi cinque anni. Non solo kebab e involtini primavera, insomma. I dati provengono da un'elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati del registro imprese. Tra gli stranieri, in particolare, i più attivi risultano gli extracomunitari: i loro affari nel mondo del giornalismo sono infatti lievitati del 13 per cento in solo un anno. Quanto alla geografia dell'industria, sono undici le imprese editoriali con responsabile latino-americano, nove quelle «arabe» e sette quelle «africane»; tra le nazionalità, svettano gli egiziani con sei aziende editoriali, seguiti dagli argentini. In generale, sempre nel terzo trimestre 2008 il settore dell'editoria a Milano è cresciuto del 7 per cento sul 2007, con 4.942 imprese attive tra stampa ed editoria. Queste pesano per due-terzi sulle attività lombarde e per un sesto sul totale italiano. Altro spunto di riflessione: fanno profitto soprattutto le realtà organizzativamente più strutturate mentre, tra le 1.039 ditte individuali registrate mostrano un andamento piuttosto stabile (-0,8%). Risultato raggiunto proprio grazie alla realtà frizzante dell'«inchiostro straniero». E che d'ora in poi meriterebbe un monitoraggio più attento, sia in termini di forma sia di contenuto, come di penetrazione nelle rispettive comunità. Il caso dell'informazione che circola nelle vie di Chinatown ne è solo l'esempio più lampante.