Milano capitale del lavoro Più occupati che abitanti

Diana Bracco, presidente Assolombarda: «La città deve pensare in grande»

Barbara Carrer

«Milano è l’unica provincia in cui il numero dei lavoratori supera quello degli abitanti». Per ogni cento residenti, infatti, ci sono 131 addetti. Questo emerge dal «Quaderno» sull’area milanese, redatto dal Centro Studi di Assolombarda insieme all’Istat e all’Università Cattolica. Si tratta di un’articolata analisi di tutte le variabili socio-economiche della città, dalla struttura produttiva alla distribuzione commerciale, dai mutamenti della popolazione agli indicatori di ricchezza, dalle case alle infrastrutture. Il tutto schematizzato in grafici, tabelle, statistiche, in un’ottica di confronto nazionale con Roma e Napoli, internazionale con Amburgo, Barcellona, Birmingham, Lione e Monaco. Altri dati curiosi? Dal 1971, la diminuzione dei residenti nell’area urbana, mentre la provincia ha mantenuto una popolazione sostanzialmente stabile. Per quanto riguarda la densità produttiva, Milano supera Roma e Napoli, a tutti i livelli presi in esame.
Sempre in raffronto alle altre due città italiane, la nostra spicca per un fiorente sviluppo delle attività manufatturiere, in particolare in settori ad elevata specializzazione (come la chimica), nonché per una struttura produttiva poco legata alla pubblica amministazione. Ridotto, rispetto alla media nazionale, il tasso di disoccupazione (soprattutto giovanile) meneghino; in rialzo l’occupazione femminile. Primato milanese anche per la presenza di stranieri, per la percentuale di ricchezza prodotta a livello provinciale. Ma c’è di più: grandi trasformazioni urbanistiche, a partire dal polo fieristico di Rho-Pero, l’operazione Santa Giulia e l’intervento Bicocca.
Molteplici anche le problematiche sotto la Madonnina; tra le principali: mobilità non efficacemente supportata dal sistema infrastrutturale e qualità dell’ambiente.
«Invito chi si candiderà a guidare Milano - ha dichiarato il presidente Assolombarda Diana Bracco - a mettere a punto strategie complessive. Le azioni isolate rischiano solo di disperdere energie. Bisogna pensare in grande con fiducia nelle nostre capacità e nel futuro di Milano».