Milano capitale mondiale della bicicletta

Quattro intensi giorni di kermesse. Nei padiglioni sono da ammirare i prodotti del futuro, fuori esplode la bellezza del viver sano e pulito

Da oggi Milano è la capitale mondiale della bicicletta. Il mondo delle «due ruote» italiane lancia il guanto di sfida al mercato planetario con un avvertimento forte: il nostro patrimonio è la tradizione, la creatività, la ricerca, la capacità tecnica e umana, non temiamo nessuno. Lo intendano le grandi case statunitensi a caccia del mercato europeo, lo capiscano soprattutto le case asiatiche che si insinuano sempre più nei nostri territori.
La 63^ edizione della Esposizione internazionale del ciclo (Eicma) apre già con un primato, è il primo Salone ad essere ospitato nella nuova Fiera di Rho. Il gioiello dell’ architetto Fuksas diventa così la piattaforma dalla quale la bici «costruita in Italia» prova a ricominciare, nell’auspicio di tutti, ad impossessarsi di quella leadership che costituiva fino a qualche anno un fiore all’occhiello dell’industria italica.
Anche i numeri, pur nella loro aridità, mostrano la consistenza di questo nuovo slancio: sono 20mila i metri quadrati di padiglioni (quattro), 30mila quelli di spazio all’aperto, 100mila (ma saranno di più) i visitatori previsti, 1500 i partecipanti alla Pedalata azzurra, storica passeggiata degli appassionati per le vie di Milano. E stasera, come già lo scorso anno, l’Eicma District trasformerà corso Buenos Aires, la quarta strada commerciale al mondo con i suoi 600 negozi sparsi su un tracciato 1600 metri, nella «regina» delle bici. La grande Notte delle biciclette - luminarie, cocktails, divertimenti, passeggiate, iniziative... - lo scorso fu visitata da oltre 20mila persone. Stasera si replica e comunque vada sarà un successo...
Dal punto di vista tecnico, al Salone viene mostrato, in anteprima, tutto ciò che «è bici» nel 2006. Il massimo per gli appassionati che nella stagione attuale hanno finalmente dato segni di risvegli, dedicando alla propria passione, più quattrini degli anni passati, contrassegnati da una certa flessione. Specialissima, dunque, ma non solo. Tira la mtb, il mezzo per eccellenza per godersi la vita fuoristrada, ma tirano anche le cosiddette «ibride», quelle bici con le quali si può fare (quasi) ciò che si vuole: asfalto, fuoristrada, passeggiata, relax... e ciascuno aggiunga pure il suo sogno particolare. Infine, tira anche il mercato degli accessori, sostantivo che non rende onore a questa categoria di prodotti: trattasi infatti di strumenti utili e preziosi come e forse più del telaio stesso. L’abbigliamento è componente a sè e vola alto perché oggi l’atleta vuole tecnicità e comfort, il resto sono balle. Insomma, come si capisce, ci sono tutte le premesse per un rilancio in grande stile della bicicletta il mezzo più utile che esista per combattere lo stress e la tensione non solo da traffico ma da vita moderna. La bici offre invece il «paradiso» per coloro che la sanno vivere.
Questo Salone arriva anche dopo una importante vittoria del «costruito in Italia», quello contro le aziende asiatiche. Le nuove norme antidumping introdotte a luglio dalla Commissione europea hanno portato il dazione per le bici cinesi al 48.5 per cento e stabilito un carico del 34.5 per cento su quelle importate dall Vietnam.
Un successone secondo il direttore generale di Ancma, Costantino Ruggiero, anche se occorreraà combattere un latro fenomeno emergente, quello delle bici importate illegalmente. Ma, intanto, un successo c’è stato. «Una misura che farà respirare le nostre aziende», sostiene Guidalberto Guidi, ex vicepresidente di Confindustria e ora presidente dell’ Ancma (l’ Associazione nazionale del ciclo e del motociclo). Tanto che ricordsa come «nel periodo 2000/2004 l’export cinese verso l’ Europa è aumentato del 472 per cento mentre quello vietnamita del 431 per cento». E forse per questo la vendita nel nostro Paese ha registrato un calo del 10 per cento.
Grazie ai nuovi dazi la differenza di costo tra le bici italiane e quelle orientali è scesa al 15 per cento e Guidi è convinta che si possa fare anche di più. Come ? «Riducendo al 10 per cento l’Iva, incentivando una nuova politica di uso urbano delle bici». Seguendo in questo gli esempi - ma è difficile perché modelli irripetibili - di città come Ravernna, Ferrara, Bolzano e Padova.
La sfida è lanciata.