Milano, Chinatown invade piazza Duomo

da Milano

Oggi per Milano sarà un tuffo nel passato. Con una piazza Duomo invasa dalle bandiere rosse come non si vedeva da decenni. Quelle cinesi che manifestano dopo gli scontri dell’altra settimana, ma anche quelle con la falce e martello dei comunisti di casa nostra, le «A» cerchiate degli anarchici, i faccioni del Che e gli striscioni dei centri sociali occupati dai no global. Profondo rosso, dunque, con gli autonomi a fomentar la rivolta dei grossisti di via Paolo Sarpi e dei tanti connazionali fatti arrivare da tutt’Italia. Ma anche dalle più nutrite comunità d’Europa e, pare, perfino dalla Cina. Promette che «tutto si svolgerà in modo pacifico, nella legalità e senza ricorrere alla violenza» il console cinese Zhang Limin, ricevuto ieri dal sindaco di Milano Letizia Moratti. Una dichiarazione che, nel felpato linguaggio della diplomazia, rivela quanto la situazione sia tesa. E quanto, anche sulla sponda cinese, si tema che la situazione possa degenerare. Certo non sarà facile tenere a bada la rabbia del dragone che non ne vuol sapere di rispettare le norme che renderanno sempre più difficile gestire i magazzini all’ingrosso nelle anguste vie di uno dei quartieri più vecchi e più centrali. Ma anche quella dei disobbedienti sempre pronti a dar fuoco alle polveri. Come successe in corso Buenos Aires, devastato con le fiamme solo un anno fa.
Nel frattempo le diplomazie sono al lavoro. «La manifestazione? «Io non sono molto d’accordo - spiega il console - e ho cercato di convincere i commercianti cinesi. Ma è nei loro diritti farla. Questo è il loro territorio e io non posso impedirlo. Però ho chiesto di evitare disordini, di farlo nel rispetto della legge italiana». Sicuramente, signor console, ben più morbida di quella applicata in Patria a chi osa protestare. Di «incontro molto produttivo nel quale abbiamo affermato la grande stima che abbiamo nei confronti della Cina e della comunità cinese che porta nella nostra città un contributo di cultura e ricchezza» parla la Moratti. Che annuncia tre settimane di incontri per cercare soluzioni ai problemi della Chinatown milanese. Sul tavolo una probabile correzione degli orari del carico e scarico delle merci e un’analisi del progetto di una zona a traffico limitato considerata, da quelle parti, un vero flagello. Ma, probabilmente, la carta vincente sarà la promessa di incentivi ai grossisti che sposteranno le loro attività in zone decentrate. Magari uno scambio tra volumetrie: tanto in centro, tanto in periferia.
Nessun rischio Milano assicura da Firenze il presidente della Regione Toscana Claudio Martini che ieri ha incontrato il nuovo console cinese. «Quanto è successo rimane un caso isolato - minimizza Gu Hohglin - che non va neppure esagerato nella portata e che resta un episodio che ha coinvolto solo pochi cinesi ed alcuni vigili urbani».