A Milano il "ciclone" Moratti travolge Pisapia Berlusconi resta fiducioso: "A Milano si vince"

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<strong><a href="/interni/la_moratti_smaschera_tv_passato_dellavversario__rissa_sullaccusa_furto/12-05-2011/articolo-id=522565-page=0-comments=1" target="_blank">La Moratti smaschera in tv il passato di Pisapia</a></strong>: è rissa sull'accusa di furto. <strong><a href="/web/pdf/sentenza_pisapia.pdf" target="_blank">Ecco le carte: leggi il pdf</a></strong>. Dopo il duro faccia a faccia tra i due candidati (<strong><a href="/video/moratti-pisapia_scontro_tv/id=Moratti_Pisapia?" target="_blank">guarda il video</a></strong>), i vertici Pdl frenano: Letizia poteva essere più cauta. <strong><a href="/interni/i_giustizialisti_contro_lavvocato_rosso/12-05-2011/articolo-id=522569-page=0-comments=1" target="_blank">I giustizialisti si scagliano contro Pisapia</a></strong>: &quot;Invotabile&quot;
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Roma - Berlusconi esce confortato dal lungo gabinetto di guerra che si tiene a Palazzo Grazioli. La tornata elettorale del fine settimana, infatti, anche nella peggiore delle ipotesi dovrebbe comunque registrare un avanzamento del centrodestra. Questo almeno dicono i numeri forniti da Verdini, uno che solitamente con il pallottoliere sbaglia poco. Tanto che la Santanchè, presente all’incontro, non esita a dire che il responso delle urne sarà quello di «un premier che continua ad avanzare». A differenza, sottolinea il sottosegretario, di quanto accaduto a Sarkozy, Merkel e Obama. E in effetti è proprio questo il punto, su cui non a caso negli ultimi giorni anche il Cavaliere è più volte tornato nelle sue conversazioni private. Perché le elezioni di midterm in Europa sono state un disastro per tutti i governi in carica, come nel 2006 lo furono anche per l’esecutivo Berlusconi. A questo giro, però, facilitato anche dal fatto che tra i sindaci di peso da eleggere ci sono quello di Milano (roccaforte del centrodestra dal 1994) e Napoli (dove il centrosinistra malgoverna da oltre un decennio), il premier può portare a casa un risultato comunque soddisfacente. Soprattutto alla luce delle inchieste della procura di Milano e di uno scontro con la magistratura che forse non è mai stato così duro. E anche in questa chiave Berlusconi giocherà il responso delle urne.
Degli oltre dodici milioni di italiani chiamati al voto, infatti, la maggioranza dovrebbe votare per la coalizione di centrodestra. E su undici province che devono eleggere il loro presidente il tabellino di marcia di via dell’Umiltà dice che il risultato sarà comunque in attivo: al momento ne governano quattro, dopo il voto saranno almeno cinque. La partita, insomma, non è in salita. Nonostante la fuoriuscita di Fini e del suo Fli che gli ultimi sondaggi del Cavaliere danno di poco sopra La Destra di Storace. Così fosse, sarebbe un vero e proprio flop. Anche se, fa notare Berlusconi, il punto è come finiranno le partite di Milano, Napoli e Bologna. Sul capoluogo lombardo nel Pdl sono fiduciosi, anche se lo scontro all’arma bianca di ieri tra la Moratti e Pisapia ha lasciato perplessi i vertici del partito. Ieri, alla cerimonia per il 63mo anniversario della nascita di Israele, erano in tanti a stigmatizzare l’affondo del sindaco uscente. E in privato - circostanza che Bonaiuti smentisce - lo stesso Berlusconi non avrebbe nascosto il suo fastidio, soprattutto dopo che la Moratti aveva pesantemente criticato Lassini. Ma come - è il senso del suo ragionamento - ha predicato moderazione al punto da chiedere che Lassini facesse un passo indietro e poi finisce ad accusare l’avversario di essere un ladro d’auto? A Napoli, invece, la partita sarebbe ancora aperta, con la speranza di farcela al primo turno e la certezza di passare comunque al secondo con Lettieri. Mentre a Bologna potrebbe arrivare la sorpresa, con il candidato leghista Bernardini che potrebbe arrivare al ballottaggio. Così fosse, politicamente (e soprattutto mediaticamente) sarebbe un successo.
Ecco perché Berlusconi ci tiene a ripetere che le amministrative sono «un test importante» che darà «forte impulso al governo». È proprio il premier, insomma, a sottolineare il respiro «nazionale» di queste elezioni. Se tutto dovesse andare come il previsto, infatti, l’esecutivo ne uscirebbe più forte con un Pd che rischia di ricominciare al suo interno con la lotta dei lunghi coltelli («Se Bersani perde si dimette o no?», si chiede la deputata del Pdl De Girolamo) e con le inchieste milanesi - almeno politicamente - azzoppate. Ecco perché il premier ci tiene a smussare le tensioni con il Quirinale, tanto da ripetere che «non c’è alcun motivo di gelo». Ed ecco perché quando incontra Fini al ricevimento dell’ambasciatore di Israele non esita a stringere la mano sia a lui che alla Tulliani. Non che il gelo non sia quello di sempre, ma anche la buona educazione - si sa - vuole la sua parte.