Milano, la città dei duemila poeti

Spazi pubblici, librerie, caffè e salotti: ecco dove in città va in scena la più nobile delle arti

«Pari agli dei mi sembra/ quell'uomo che ti sta accanto/ e ascolta da vicino/ mentre tu parli dolce/ e seducente sorridi e a quel vedere/ il cuore /mi si agita in petto». Questa non è Alda Merini né un'altra poetessa milanese, è Saffo, ma nella traduzione che ne ha fatto Franco Manzoni: un grande poeta nato e cresciuto a Milano. Come molti altri, del resto. Non è una cosa di cui si parli spesso in giro ma Milano, compresa la conurbazione, non è solo quella dei danee e del se gh'è de lavorà se lavora: è la capitale della poesia italiana.
Qualcuno ha calcolato che nell'area ci siano duemila poeti, dai massimi ai minimi. Certo è che nei luoghi più diversi si tengono moltissimi incontri di poesia. «Perfino troppi», dice Franco Romanò, poeta e condirettore della rivista letteraria Il Cavallo di Cavalcanti. Poi si corregge: «Be', mai come a Roma, ma anche qui a Milano la presenza delle letture è massiccia».
Fra le location meno improbabili c'è la palazzina Liberty di Largo Marinai d'Italia, dove è attiva la Casa della poesia, fortemente voluta dall’allora assessore alla Cultura Stefano Zecchi, legata ai nomi di Giancarlo Majorino e Tomaso Kemeny.
Una libreria sembra anch'essa un luogo adatto. «Libri e Caffè» si trova in via Maestri, all'angolo con viale Premuda. Una domenica al mese l'associazione «Milanocosa» porta un poeta a spiegare la sua vita e la sua poesia. «Si chiama la poesia del dì di festa», spiega Costantina Ardizzon, una delle due proprietarie della libreria: «La domenica è il giorno della calma e si presta a un tranquillo racconto delle esperienze». In occasione dell’ultima giornata mondiale della poesia, anche la libreria Hoepli ha ospitato un incontro con un poeta, Cesare Viviani, organizzato da un'altra delle sigle che “pesano”, la Fondazione D'Ars-Oscar Signorini Onlus. La Casa della Poesia del Trotter, da non confondere con quella che anima la Palazzina Liberty, era a sua volta presente.
Tutte queste associazioni rappresentano per così dire il «piano nobile» della poesia milanese. Si appoggiano con naturalezza alle librerie della città, così come i poeti si appoggiano all'editoria milanese che periodicamente, del tutto imperturbata dal troppo prevedibile andamento dei Costi e dei Ricavi, pubblica volumi di versi. Le une e gli altri possono contare su una rete di riviste prestigiose. Oltre al Cavallo, anche il Verri, la Mosca, Schema, il Segnale e Testuale, di Gio Ferri e Gilberto Finzi, la cui direzione è a Milano e la redazione in provincia di Novara. In più, naturalmente, la “regina” delle riviste: Poesia, dell’editore Crocetti, che proprio in questi giorni festeggia i 20 anni di vita.
Sui libri c'è solo da scegliere, ma la maggior parte dell'offerta non brilla per serietà. Per un LietoColle (non propriamente milanese, visto che sta verso Como), con un catalogo impressionante, sono decine gli editori che selezionano i poeti solo sulla base di quanto possono ricevere da loro per la pubblicazione.
Il fervore di incontri che esiste a Milano non si riduce alle grandi iniziative, ma comprende anche le serate di poesia dei circoli meno importanti o non specializzati, per non dire quelle organizzate dai poeti stessi nei bar con gli amici. Il fatto è che molti poeti veri, come la delicata Anna Cimardi, hanno dovuto comunque passare qualche tempo in questa compagnia. Altri hanno partecipato a concorsi (di solito non a Milano) e spedito la loro produzione in giro. Cara grazia allora se questo genere di tribuna resta a disposizione per muovere i primi passi e per tenere acceso l'interesse del pubblico. «Purtroppo molti spazi si stanno chiudendo - lamenta Romanò - Per esempio, la libreria Perpignan ha chiuso, la Tikun oggi si è fusa negli Archivi del Novecento. Resta invece molto attiva la libreria Utopia, così come i caffè. E i salotti, come quello di Roberto Caracci».