«Milano? Città ideale per noi immigrati»

«Nel 2005 ho fondato “Immigrazionisti” per aiutare chi vuole avviare un’impresa»

L'immigrazione in Italia? È un argomento su cui si chiacchiera spesso a vuoto. Servono politiche lungimiranti. Gli italiani in sé non sono razzisti, ma non vogliono un'immigrazione qualificata. Preferiscono lo straniero poco evoluto, quello che svolge i lavori più umili, evitano di mettersi dei potenziali concorrenti in casa. Ma le cose sono destinate a cambiare. Presto, come già succede in molti Paesi della Ue, arriveranno sempre più africani, cinesi e indiani qualificati con il passaporto europeo. Conviene dunque investire sui giovani immigrati che già sono in Italia, incentivarli nello studio favorendo il loro ingesso nel mondo del lavoro. Sarebbe un vantaggio per tutti». Jean Claude Mugabo Uwihanganye - il suo cognome significa «l'uomo che ha pazienza» - non ha peli sulla lingua. Nato a Nyabisindu (Ruanda) nel 1962, vive in Italia dal 1986. È sposato con un'alessandrina e ha una bimba di 11 anni. Si occupa di immigrazione, scrive libri e favole per bambini, insegna nelle università cultura africana. Racconta di come ha collaborato a lungo con la redazione di Maurizio Costanzo, con la Rai e diverse tivù locali. Per vivere fa il consulente per le aziende orafe italiane in Africa.
Com'è arrivato in Italia?
«Sono arrivato grazie a Padre Luigi Giavazzi. Abitavo nella sua parrocchia ad Arena Po. Mi sono iscritto a Legge a Pavia dandomi da fare nel campo dell'immigrazione. Ero presidente degli studenti africani, una cinquantina. Ho collaborato con la Cigl e con la Caritas alla creazione dei primi uffici per immigrati (oggi si chiamano sportelli). In seguito ho lavorato nell'ufficio di Pavia per otto anni creando circoli locali, eventi e punti di aggregazione.
E poi?
«Nel 2005 ho fondato insieme ad altre persone la cooperativa Immigrazionisti. Il nome parla da solo… ».
In sostanza cosa fate?
«Stiamo lavorando con un importante gruppo bancario sui prestiti agevolati per gli immigrati che intendono avviare nuove imprese. E poi abbiamo diversi progetti in cantiere: uno sulla banca etica e un altro top secret. Abbiamo anche realizzato "Il libro dei cittadini del mondo", un'agenda che rappresenta tutti i popoli. Nessuno ha il monopolio dell'intelligenza».
In pratica?
«C'è un proverbio etnico per ogni giorno dell'anno, i calendari a confronto, le festività nei vari Paesi, poesie, racconti e suggestioni. Adesso stiamo lavorando sul libro del 2008».
Cosa pensa di Milano?
«È fantastica, ci sono tutte le etnie del mondo. Non c'è una comunità dominante come i turchi in Germania, i maghrebini in Francia, i centroafricani in Belgio e così via. Questo impedisce l'insorgere di lobbies e mafie. Gli immigrati sono costretti a dialogare tra di loro e con gli italiani. È un vantaggio enorme per Milano. Ma deve saper cogliere la palla al balzo».
Lei parla come un politico. E di destra o di sinistra?
«Non ho la cittadinanza e dunque non voto. Detto questo nella definizione italiana di destra e sinistra non mi riconosco. Sono un cittadino del mondo che cerca di rendere felice il suo prossimo. Quando troverò qualcuno così, lo voterò… ».