A Milano Un collegio di tre donne per giudicare il Cavaliere sul caso Mills

Milano Esce di scena, come inevitabile, Nicoletta Gandus, il magistrato che Silvio Berlusconi cercò invano di ricusare per le sue dichiarate simpatie a sinistra. Con lei escono di scena i due giudici a latere, Loretta Dorigo e Pietro Caccialanza, che insieme alla Gandus hanno firmato la condanna per corruzione dell’avvocato inglese David Mills, e che quindi per legge non possono processare per gli stessi fatti anche Berlusconi. Al loro posto, per la ripresa del processo al presidente del Consiglio, il 4 dicembre prossimo sui banchi della Corte siederà una corte tutta in rosa.
A presiederla sarà Francesca Vitale, ai suoi lati siederanno i giudici Caterina Interlandi e Antonella Lai. È un terzetto di magistrati sulla cinquantina che per la prima volta si ritrovano nello stesso collegio, ma che hanno ciascuna alle spalle una lunga esperienza tutta nel campo del diritto penale (la Lai faceva parte della corte che condannò la teleimbonitrice Vanna Marchi, mentre la Vitale era nel tribunale che assolse il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, per la discarica di Cerro e la Interlandi fu il giudice che rinviò a giudizio per il sequestro Abu Omar gli agenti del Sismi e della Cia). Vitale e Lai non sono politicamente schierate, l’unica delle tre a essere ufficialmente vicina ad una corrente della magistratura è la Interlandi che l’anno scorso si candidò senza successo al Consiglio giudiziario di Milano nella lista progressista Magistratura democratica-Movimenti riuniti, e che attualmente è attiva nella commissione Pari opportunità.
Ma questo non significa che il processo che riparte il 4 sia destinato a non subire scossoni. Anzi, il 4 non si partirà affatto perché i difensori del premier, Niccolò Ghedini e Pietro Longo, hanno già fatto presente che come tutti i venerdì quel giorno Berlusconi è impegnato in Consiglio dei ministri: prima avvisaglia del braccio di ferro sui «legittimi impedimenti» dell’imputato, e sul modo per conciliarli con l’esigenza del tribunale di portare comunque avanti il processo. E non è tutto. Battaglia si annuncia anche sulla sorte da riservare alle prove portate in aula dalla Procura quando Berlusconi era ancora imputato davanti alla Gandus. Valgono ancora, anche se i giudici sono cambiati? O bisogna ricominciare da capo? Ieri la presidenza del tribunale ha detto che «sono efficaci», Ghedini ha ribattuto che questo non vuol dire che siano utilizzabili e che sarà la difesa a decidere come e quando dare il consenso. Sapendo che su tutta la vicenda incombe la prescrizione nel giro di un anno o poco più.