Milano, Comune truffato Il dirigente si giustifica «Non conosco l’inglese»

Una scena da teatro dell’assurdo. È il 24 giugno 2005. Elfo Butti, all’epoca direttore centrale del settore Ragioneria e finanza del Comune di Milano siede al tavolo di fronte a uno stuolo di manager londinesi delle più importanti banche d’affari. Deve firmare con gli istituti di credito il contratto che lega le finanze dell’Ente all’andamento dei derivati. Gli stessi per i quali, lunedì, il tribunale ha disposto il sequestro di oltre 400 milioni di euro. Si parla di swap, collar, cap, floor, mark to market. Butti firma. A distanza di quattro anni, la procura accusa le quattro banche (Jp Morgan, Ubs, Deutsche, e Depfa) di aver truffato Palazzo Marino. Davanti al pm Alfredo Robledo, il funzionario comunale allarga la braccia. «Guardi, non sono esperto in operazioni in strumenti derivati. E tra l’altro, non conosco l’inglese, dato che le mie conoscenze risalgono ai tempi della scuola». Come sarebbe andata a finire, era chiaro fin dall’inizio...