Milano correggerà la targa a Pinelli

Sabrina Cottone

da Milano

Vuole che Milano pareggi i conti con la storia, anche se è quella tormentata, difficile e così pericolosamente vicina del commissario Luigi Calabresi e dell’anarchico Pino Pinelli. E se oggi c’è sempre un Dario Fo pronto a saltare su come fosse il 15 dicembre ’69 e «la morte accidentale di un anarchico» una voluta controinformazione della polizia, nonostante tutto il sindaco, Gabriele Albertini, è deciso a rendere giustizia alla memoria.
Vuole ritoccare la targa a Pinelli, che c’è, spiegare che è «morto» e non è stato «ucciso». E così regalare alla città un omaggio che non c’è, in ricordo di Calabresi, e ha già parlato del progetto con la signora Gemma Capra, la vedova dell’uomo incriminato per omicidio volontario dal tribunale, prosciolto dal giudice Gerardo D’Ambrosio e però condannato a morte senza appello da una giuria intellettual-popolare: la sentenza fu eseguita il 17 maggio del 1972 e il commissario freddato sulla porta di casa.
Il sindaco di Milano nei prossimi giorni sottoporrà alla giunta la sua proposta affinché la lapide restituisca la verità sul commissario accusato contro ogni evidenza di aver buttato giù dalla finestra della questura Pinelli o di essere stato il responsabile morale della defenestrazione, dopo che la lunga notte di interrogatori sulla strage di piazza Fontana si era conclusa con un nulla di fatto, con Pinelli che rifiutava di raccontare quel che nessuno saprà mai se sapeva. E poi volava giù nel vuoto di via Fatebenefratelli.
La penna affilata e senza esitazioni di Indro Montanelli aveva escogitato una soluzione di inconsueto buonismo, una corona per Calabresi e una per Pinelli, l’anarchico «galantuomo» come il commissario che «era il più corretto funzionario della questura di Milano». La proposta di Montanelli a un lettore della sua Stanza del 29 gennaio 2000, uno dei mille giorni in cui il caso è tornato di difficile attualità: «Io porto una corona di fiori sulla tomba di Pinelli con la dedica: “A un innocente”, e lei ne porta una sulla tomba di Calabresi con la stessa dedica». Per il sindaco di Milano Montanelli è un maestro, ne custodisce nel suo studio preziosi cimeli e in mente insegnamenti decisivi.
Così non è con spirito contro, ma a favore di entrambi e della giustizia che intende chiudere la partita della targa, quella che c’è anche se non dovrebbe esserci e che da sempre è contestata e sempre ha resistito agli assalti di chi voleva tirarla giù. È in piazza Fontana e dice: «A Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico ucciso innocente nei locali della Questura di Milano il 15-12-1969. Gli studenti e i democratici milanesi». Racconta una bugia terribile, che Pinelli sia stato ammazzato e che Calabresi sia un assassino. Era il 1976 e alla fine di una manifestazione un gruppo di contestatori decise di procedere all’onorificenza d’autorità. Nel ’92, dopo infinite polemiche, una delibera del consiglio comunale decise di mantenere la scritta e la lapide è rimasta al suo posto al di là di ogni verità e giustizia storica. Nel 2004, appena due anni fa, gli anarchici milanesi hanno organizzato una manifestazione in difesa della lapide, armati di volantini con su scritto: «Pinelli è stato assassinato, gli anarchici non archiviano». Adesso Albertini si è mosso di nuovo per sostituire «ucciso» con «morto». Una piccola correzione che continuerà a ricordare Pinelli. Ma senza dimenticare Calabresi.
Sabrina Cottone