Milano, così il valzer delle nomine cambia il volto della Procura

Ilda Boccassini, Pietro Forno, Alfredo Robledo o Nunzia Gatto: questi sono i nuovi procuratori aggiunti che il Csm si prepara a nominare per il palazzaccio milanese. Intanto Greco apre un nuovo fronte: indagherà sulla trasparenza dei mercati

Somiglia ad una partita di domino la serie di nomine che il Consiglio superiore della Magistratura si accinge a varare per colmare le caselle vuote negli organici della Procura della Repubblica di Milano. Ogni nomina sposta equilibri e apre nuovi scenari. La delicata macchina investigativa che 17 anni fa diede il via all'Operazione Mani Pulite al termine di questo valzer non sarà più la stessa. La struttura ha già iniziato a cambiare in profondità con la nomina l'anno scorso di Francesco Greco a procuratore aggiunto. Gli «aggiunti», cioè i vice del procuratore Manlio Minale, sono i veri uomini-chiave della Procura. Ognuno di loro dirige un dipartimento, assegna i fascicoli ai pubblici ministeri con ampi margini di discrezionalità, fissa le linee guida della «politica criminale». Greco, che aveva una lunga esperienza di reati economici, anzichè prendere la guida di un dipartimento vacante ne ha creato uno ex novo: il dipartimento tutela dei mercati, che si occuperà soprattutto di indagini sul lato oscuro della grande economia. Un ruolo che, nella città dove ha sede la Borsa, riserverà certamente delle novità nell'azione della Procura. Ma, dopo la nomina di Greco, c'erano da riempire altri tre posti di «aggiunto». Per i primi due i giochi sembrano ormai fatti: andranno ad occuparli Pietro Forno, attualmente procuratore aggiunto a Torino, e il pm Ilda Boccassini. Per Forno è un ritorno a casa, nella Procura dove ha lavorato per anni nel delicato settore dei reati sessuali. Per la Boccassini è invece il coronamento di una battaglia durata a lungo: l'anno scorso era stata sconfitta proprio da Greco, l'aveva presa malissimo, si era dimessa dall'Associazione nazionale magistrati e aveva iniziato a lavorare per lasciare Milano verso Bologna o Venezia. Ora invece per la dottoressa si apre la possibilità di restare a Milano. E, viste le sue esperienze specifiche, sarà difficile dirle di no se chiederà di andare a guidare la Direzione distrettuale Antimafia, rimasta senza un capo dopo che Ferdinando Pomarici ha dovuto lasciare la carica di aggiunto. Per il terzo posto di aggiunto a disposizione, la gara è ormai ristretta a tre nomi. Due candidature che erano considerate autorevoli sono state bocciate dal Csm: sono quelle di Marco Ghezzi, attuale capo del dipartimento Reati sessuali, e di Ferdinando Targetti, esperto di criminalità economica, che da tempo si sobbarca il lavoro di guida dello Sdas, il dipartimento «affari semplici». In gara sono rimasti in tre: Maurizio Romanelli, Nunzia Gatto e Alfredo Robledo. Romanelli è assai considerato, ma è giovane. Al Csm la sensazione è che al ballottaggio andranno Gatto e Robledo, il pm dell'inchiesta Oil for Food e di quella sulle consulenze d'oro del Comune di Milano, per la quale ha appena chiesto il proscioglimento del sindaco Letizia Moratti. Sullo sfondo, c'è la corsa per il posto più prestigioso. quello di procuratore capo. Veniva dato per scontato che l'attuale capo, Manlio Minale, avrebbe chiesto il trasloco alla Procura generale appena possibile, replicando il percorso seguito a suo tempo da Francesco Saverio Borrelli. Nei giorni scorsi, il Csm ha aperto formalmente il concorso per la successione a Mario Blandini, l'attuale procuratore generale - protagonista di un aspro scontro con il gip Clementina Forleo - che va in pensione in giugno. Ma, a sorpresa, si è scoperto che Minale non dà affatto per scontato di chiedere l'avanzamento. «Sono ancora troppo giovane», avrebbe detto: modo elegante per dire che la carica di Procuratore generale è più prestigiosa che operativa, e somiglia per alcuni aspetti ad un pensionamento anticipato. Cosa farà, Minale? Se alla fine deciderà di lasciare il posto attuale, la gara per succedergli si annuncia serrata. Almeno tre domande sono scontate: quella di Ferdinando Pomarici, uno dei grandi vecchi della Procura milanese, e degli «aggiunti» Nicola Cerrato e Armando Spataro. Dei tre, Spataro è il più giovane: ma questo, che sulla carta dovrebbe essere un handicap, potrebbe alla fine risultare la sua carta vincente se il Csm decidesse di puntare su un procuratore in grado di completare in tempi brevi la trasformazione della giustizia milanese, adeguandola a tempi fatti di nuovi crimini, nuove tecnologie, nuovi scenari.