Milano cresce per l’Expo: «Avremo 2 milioni di abitanti ma niente colate di cemento»

«Non ci saranno colate di cemento, la città si sta sviluppando in maniera molto armoniosa, con forte attenzione alla qualità della vita, al verde e all’ambiente». Prima ancora che Adriano Celentano e il centrosinistra tornino alla carica sul catrame che sommergerà Milano in vista dell’Expo, Letizia Moratti tranquillizza gli animi. «Sono polemiche assolutamente fuoriluogo». In consiglio comunale l’assessore allo Sviluppo del Territorio Carlo Masseroli ha presentato nelle settimane scorse la proposta di innalzare del 30 per cento l’indice di edificabilità in città, passando dall'attuale 0,65 a 1 (metri cubi per metro quadro). Più case uguale più abitanti: entro il 2015, nelle previsioni di Masseroli, la popolazione crescerà da 1,3 a 2 milioni di milanesi. L’aula deve ancora approvare il documento, ma la battaglia del centrosinistra contro la cementificazione non si fa attendere. «Non esiste nessuno di quei timori che ogni tanto vengono sollevati» ha assicurato ieri il sindaco. E «la crescita della popolazione deve accompagnarsi a una crescita della qualità della vita in città, la correlazione non va mai persa».
A leggere lo studio «Cittalia» realizzato dall’Anci, che mette a confronto 11 città metropolitane (Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palerimo, Roma, Torino e Venezia) l’obiettivo 2 milioni sembra più vicino ai sogni che alla realtà. I residenti, secondo i ricercatori, passeranno nel 2020 dagli attuali 1,3 milioni a circa 1,4 quindi con una crescita del 6,3% che è quasi il doppio rispetto alla media nazionale (3,4) ma ben sotto quella ipotizzata da Masseroli. La Moratti è fiduciosa, precisa che la previsione di Cittalia «evidenzia un trend inerziale, se ci saranno politiche attive volte ad attirare popolazione verso la nostra città è chiaro che questo dato migliorerà».
Nel confronto con le altre grandi città, Milano esce già vincente sul piano della spesa sociale per abitante (è prima con 284 euro, seguita da Torino con 273, Venezia con 265 e contro una media di 186 euro). E se oltre un quinto del Pil italiano (21,16%) viene prodotto nelle 11 città metropolitane, Milano è quella col valore pro capite più elevato: 46.910 euro contro i 38.540 di Roma. Meno bene la qualità dell’aria: nel 2006 il pm10 superò la soglia 149 giorni. Anche la spesa in cultura (poco più di 50 euro ad abitante) è ben sotto quella di Venezia (89 euro) e Bologna (71 euro).
Sebbene Milano sia la prima realtà italiana per dotazione di linee metropolitane, con poco più di 74 chilometri è ben sotto i 408 di Londra e gli oltre 200 di Parigi e Madrid. E la regione, fa presente il sindaco, è al quattordicesimo posto in Italia per reti viarie e al diciannovesimo per quelle ferroviarie: «Siamo il fanalino di coda e non possiamo pensare a una mobilità efficiente senza infrastrutture». Lancia un appello al governo: «Bisogna ripensare una governance con un maggiore rapporto tra Stato e città». Col presidente Anci Leonardo Dominici chiede al governo «più flessibilità, negli ultimi anni sono calati gli investimenti, il patto di stabilità ci rende impossibile spendere quanto potremmo».