Milano, dall’Eicma parte la sfida al mercato cinese

Il Salone del ciclo è ormai alle porte. Organizzato tra venerdì 16 e lunedì 19 settembre, nel nuovissimo quartiere fieristico di Rho, l’Eicma (Esposizione internazionale del ciclo e motociclo, è attesissima dagli operatori del settore (sono un centinaio le imprese produttrici, 15mila circa le persone occupate, oltre un miliardo di euro il fatturato) perché potrebbe segnare il tanto agognato rilancio di un movimento che da troppo tempo è in sofferenza. Soprattutto nella produzione di media e bassa gamma, i segmenti che hanno patito più di altri «l’assalto» delle produzioni a costi risibili dei mercato orientali.
Ma proprio nella decisa risposta a quei mercati da parte della Ue - confermate per altri cinque anni le misure antidumping nei confronti di Cina e Vietnam - sta una delle grandi novità del Salone. Infatti, è stata la determinata iniziativa italiana, che ha fatto pressione sulla Ue, a far sì che la produzione di bici nostrana fosse maggiormente tutelata e le condizioni commerciali ripristinate. Di fatto, con la Cina i dazi vengono elevati dal 30.6 al 48.50 per cento, mentre per il Vietnam la misura è pari al 34.5 per cento. L’iniziativa, manco a dirlo, è stata accolta con grande soddisfazione dagli operatori di settore che hanno vissuto negli ultimi anni una sfida impari con quei Paesi («commercializzavano con prezzi scontati tra il 40 e il 50 per cento», ha fatto sapere il ministro per il commercio estero, Urso).
Soddisfazione ancor maggiore per Costantino Ruggiero, segretario dell’Ancma (l’Associazione nazionale ciclo e motociclo): «Lo avevamo posto da tempo come obiettivo e il fatto che sia stato raggiunto, è estremamente positivo. Premesso che non si tratta di un risultato risolutivo perché le merci cinesi mantengono comunque un 15 per cento in meno di costo inferiore rispetto a noi, oggi esistono condizioni migliori per “affrontare” la sfida».
«Noi infatti siamo convinti che l’iniziativa con la fissazione di nuove basi abbia reso possibile il confronto con l’Asia perché le nostre aziende potranno mettere sul tappeto servizi di qualità, come la distribuzione e l’assistenza. E su questo piano il confronto da parte loro non regge».